Ronni Ricci — Redazione NextAbilityAggiornato:

CAA a scuola: cos'è la Comunicazione Aumentativa Alternativa e come usare i libri in simboli

Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) a scuola: cos'è, a chi serve, libri in simboli e inbook spiegati, come usarli in classe senza errori.

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Illustrazione: CAA a scuola: cos'è la Comunicazione Aumentativa Alternativa e come usare i libri in simboli

In sintesi

  • La CAA e l’insieme di strategie e strumenti (simboli, immagini, dispositivi) che supportano la comunicazione di chi ha difficolta nel linguaggio orale.
  • Non inibisce il linguaggio orale: la ricerca mostra il contrario, e prima si introduce meglio e.
  • I libri in simboli si leggono a tutta la classe indicando ogni simbolo, non si consegnano al singolo alunno fuori dall’aula.
  • Nella scuola secondaria e nell’eta adulta i materiali in simboli sono ancora quasi assenti: e la lacuna piu grave da colmare.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è l’insieme di strategie e strumenti — simboli grafici, immagini, dispositivi con voce sintetizzata — che supportano la comunicazione delle persone con difficoltà nel linguaggio orale o scritto. A scuola si traduce principalmente in libri in simboli, tabelle di comunicazione e software dedicati, e riguarda tutti gli alunni che faticano a esprimersi verbalmente: autismo, disabilità intellettiva, paralisi cerebrale, disturbi del linguaggio.

C’è un bambino, in prima primaria, che capisce quasi tutto e dice quasi niente. Quando l’insegnante legge una storia, lui la segue con gli occhi e con il corpo; quando gli chiede “cosa succede adesso?”, il silenzio si riempie di frustrazione da entrambe le parti. Poi, un giorno, arriva in classe un libro diverso: sotto ogni parola c’è un piccolo disegno in un riquadro, l’insegnante legge indicando i simboli uno per uno, e il bambino, alla domanda, mette il dito sul lupo. Ha risposto. Da quel momento la classe ha un canale in più, e non solo per lui.

La comunicazione aumentativa alternativa è questo canale. Non è una tecnica riservata a “chi non parla”: è un modo di rendere accessibile la comunicazione, e quindi l’apprendimento, a chi ha bisogni comunicativi complessi, con benefici che si estendono a tutta la classe. Questo articolo spiega cos’è la CAA, per chi è pensata, come funzionano i libri in simboli e gli inbook, come si leggono in classe, quali errori evitare e perché la scuola secondaria e l’età adulta sono il fronte su cui c’è più da fare.

Cos’è la CAA (e cosa non è)

La comunicazione aumentativa alternativa è l’insieme delle conoscenze, delle tecniche, delle strategie e delle tecnologie che facilitano e aumentano la comunicazione delle persone con difficoltà nel linguaggio orale o scritto. È “aumentativa” perché non sostituisce le abilità presenti ma le potenzia, e “alternativa” perché, dove la parola non arriva, offre altre modalità: gesti, immagini, simboli grafici, tabelle di comunicazione, dispositivi con uscita in voce.

Tre malintesi vanno chiariti subito. La CAA non è l’ultima spiaggia da usare quando tutto il resto ha fallito: prima si introduce, meglio è. La CAA non inibisce lo sviluppo del linguaggio orale: le ricerche mostrano il contrario, perché dà alla persona esperienze comunicative riuscite su cui il linguaggio può crescere. E la CAA non è una cosa sola: è un sistema multimodale in cui la stessa persona può usare un gesto, un simbolo su una tabella, una parola e un dispositivo, a seconda del contesto.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 21, cita esplicitamente la comunicazione aumentativa alternativa tra le modalità che garantiscono la libertà di espressione e l’accesso all’informazione. Non è un ausilio: è un diritto.

Per chi è: i bisogni comunicativi complessi

La CAA nasce per le persone con bisogni comunicativi complessi, cioè per chi, in modo temporaneo o permanente, non riesce a soddisfare i propri bisogni comunicativi con il linguaggio orale. A scuola sono bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, con disabilità intellettiva, con paralisi cerebrali infantili, con sindromi genetiche, con gravi disturbi del linguaggio.

Ma l’esperienza italiana ha mostrato qualcosa di più. I libri in simboli, nati per questi bambini, si sono diffusi spontaneamente nelle scuole dell’infanzia, nelle biblioteche e nelle case, e si sono rivelati preziosi anche per chi ha difficoltà linguistiche meno gravi: bambini con disturbo del linguaggio, con difficoltà di attenzione, arrivati da poco in Italia, o semplicemente più piccoli. Il simbolo affianca la parola, la rende visibile, la ancora a un’immagine stabile. È un facilitatore, nel linguaggio dell’ICF, e i facilitatori funzionano per molti.

Questo è il punto di partenza per usare la CAA in modo inclusivo: non uno strumento da tirare fuori per un bambino in un angolo, ma un canale della classe. Come spiega la nostra guida sull’inclusione scolastica, il materiale inclusivo è quello che può stare sullo stesso banco di tutti.

I libri in simboli e gli inbook: come funzionano

Un libro in simboli è un libro illustrato in cui il testo è accompagnato, parola per parola o per unità di significato, da simboli grafici in riquadro. Il simbolo e la parola stanno sempre insieme: chi legge vede entrambi, e chi non legge ancora accede al significato attraverso l’immagine.

Gli inbook sono un modello italiano, elaborato dal Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello e descritto nel volume di Antonella Costantino del 2011. Sono libri con il testo integralmente tradotto in simboli, pensati per essere ascoltati mentre un adulto legge ad alta voce indicando i simboli con il dito, il cosiddetto modeling. Intorno a questo modello si è costruita una rete di biblioteche che prestano libri in simboli e di équipe che li traducono seguendo regole linguistiche condivise: come rappresentare gli articoli, i verbi, le negazioni, i tempi, in modo che il simbolo non sia un’illustrazione decorativa ma una vera trascrizione.

Le collezioni di simboli più diffuse sono i PCS (Picture Communication Symbols), i WLS (Widgit Literacy Symbols) e i simboli ARASAAC, sviluppati dal governo di Aragona e disponibili con licenza aperta per usi non commerciali. La differenza non è solo grafica: per un insegnante che crea materiali propri la licenza conta poco, ma per chi pubblica libri la scelta e il costo dei simboli sono una questione seria, e vanno verificati prima di ogni edizione.

Come leggere un libro in CAA in classe: sei mosse

Un libro in simboli non si consegna: si legge insieme. Sei indicazioni, dalla pratica.

  1. Leggete a tutta la classe. Il libro in simboli è un libro della classe, non dell’alunno con bisogni comunicativi complessi. Se lo leggete solo a lui, fuori dall’aula, avete trasformato un facilitatore in uno stigma.
  2. Indicate ogni simbolo mentre leggete. Il modeling è la parte essenziale: il dito che si muove sotto i simboli insegna, senza spiegarlo, che quel segno vuol dire quella parola.
  3. Rallentate. La lettura in simboli ha un ritmo diverso. Le pause servono a chi elabora più lentamente e non disturbano chi elabora in fretta.
  4. Anticipate. Prima di leggere, mostrate la copertina, i personaggi, gli ambienti. Chi sa cosa aspettarsi comprende di più.
  5. Fate domande a cui si possa rispondere indicando. “Chi arriva adesso?” con tre simboli tra cui scegliere è una domanda accessibile; “cosa pensi che succederà?” senza supporti non lo è.
  6. Rileggete, poi fate ricostruire. La seconda e la terza lettura sono quelle in cui l’alunno partecipa davvero. E dopo la lettura, la ricostruzione con materiali manipolativi — personaggi da muovere su uno scenario, sequenze da ordinare — trasforma la comprensione in racconto, anche senza parole.

Tradurre o creare? Quando serve semplificare

Gli inbook traducono integralmente un testo esistente, e sono ideali per gli albi illustrati e per i primi anni. Quando si sale di età e di complessità — la storia, le scienze, la letteratura della scuola secondaria — la traduzione integrale non basta più: un capitolo di storia in simboli sarebbe lungo quanto un romanzo. Servono testi semplificati e poi tradotti in simboli: lessico di base, frasi brevi con soggetto esplicito, una sola idea per frase, ordine cronologico, immagini che sostengano il contenuto.

È un lavoro che unisce competenze linguistiche, didattiche e grafiche, e che ha senso fare una volta bene piuttosto che ricostruirlo ogni sera in ogni scuola. La linea CAA di NextAbility nasce esattamente qui: testi semplificati e simbolizzati che partono dai contenuti che la classe affronta — i classici della letteratura, i miti — così che l’alunno con bisogni comunicativi complessi lavori sulla stessa storia dei compagni. I primi tre titoli sono in preparazione, e li presenteremo su queste pagine appena disponibili.

Gli errori da evitare

Nel lavoro con la CAA a scuola alcuni errori ricorrono, e conviene nominarli.

Usare i simboli solo con “quel bambino” e solo fuori dall’aula. Interrompere la lettura per chiedere “e questo cos’è?” a ogni simbolo, trasformando una storia in un’interrogazione. Sostituire i simboli con fotografie o disegni scelti a caso, perdendo la coerenza che rende il sistema comprensibile. Abbandonare dopo due settimane perché “non risponde”: la CAA ha bisogno di tempo, di esposizione quotidiana e di modelli costanti. E lavorare da soli: il logopedista che segue l’alunno e la famiglia sono i primi alleati, e il sistema di simboli va concordato con loro perché sia lo stesso a scuola, a casa e in terapia.

Vale la pena aggiungere un’indicazione pratica per la famiglia. Un libro in simboli letto in classe e mai a casa perde metà della sua forza; prestarlo nel fine settimana, con due righe su come leggerlo — indicare i simboli, non interrogare, rileggere — moltiplica le occasioni di esposizione. Molte biblioteche comunali hanno ormai uno scaffale di inbook in prestito: segnalarlo ai genitori costa un minuto e apre una porta che spesso non sanno di avere.

CAA oltre l’infanzia: la secondaria e il “dopo di noi”

C’è un fronte su cui la comunicazione aumentativa alternativa è ancora quasi assente: la scuola secondaria di secondo grado e l’età adulta. I libri in simboli sono, nella grande maggioranza, albi per l’infanzia. Un ragazzo di sedici anni con disabilità intellettiva e bisogni comunicativi complessi si trova a scegliere tra un libro di storie per bambini, che lo umilia, e un manuale di letteratura, che non può leggere. E dopo i diciotto anni, quando la scuola finisce, i materiali finiscono con lei.

È una delle ragioni per cui NextAbility si rivolge a tutte le età, dagli zero ai novantanove anni: perché le abilità continuano a svilupparsi anche quando l’anagrafe dice che si è adulti, e perché un adulto con bisogni comunicativi complessi ha diritto a contenuti adulti. Dante, Ulisse, Ugolino sono storie che si possono raccontare in simboli, con la stessa dignità con cui si raccontano in terzine. Trovate la nostra Divina Commedia semplificata — l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso — come esempio di testo pensato per tutte le età.

Un canale in più, per tutti

La CAA è un modo di guardare alla comunicazione come a un diritto che non dipende dalla voce. A scuola diventa un canale in più della classe: un libro che si legge indicando, una domanda a cui si risponde con il dito, una storia che si ricostruisce muovendo personaggi. Il bambino che mette il dito sul lupo non ha imparato solo a rispondere. Ha imparato che qualcuno lo stava ascoltando.

Per approfondire come integrare la CAA nella progettazione della lezione, trovate la guida sull’Universal Design for Learning.


Inferno semplificatoPurgatorio semplificato
Dante accessibile a tutte le età
L'Inferno e il Purgatorio semplificati sono il punto di partenza per i materiali in simboli in preparazione.
Inferno → · Purgatorio →

La linea CAA di NextAbility porta i classici della letteratura e i miti in testi semplificati e simbolizzati, pensati per la scuola primaria, la secondaria e oltre. Scopri l’Inferno → · Richiedi il catalogo →

FAQ

Domande frequenti

Cos'è la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)?

La CAA è l'insieme delle strategie e tecnologie che facilitano la comunicazione delle persone con difficoltà nel linguaggio orale o scritto. È 'aumentativa' perché potenzia le abilità presenti, 'alternativa' perché offre altre modalità: gesti, immagini, simboli grafici, dispositivi con voce sintetizzata.

La CAA inibisce lo sviluppo del linguaggio orale?

No: le ricerche mostrano il contrario. La CAA dà alla persona esperienze comunicative riuscite su cui il linguaggio orale può crescere. Non è l'ultima spiaggia: prima si introduce, meglio è.

Come si legge un libro in simboli in classe?

Un libro in simboli non si consegna: si legge insieme a tutta la classe. L'insegnante legge indicando ogni simbolo con il dito, rallentando il ritmo, anticipando la storia. Il libro è della classe, non del singolo alunno.

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