Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

PEI: la guida pratica per scriverlo bene

Come scrivere un PEI davvero utile: modelli nazionali, ICF, GLO, obiettivi verificabili, scadenze e i 7 errori più comuni. Guida aggiornata 2026/27.

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Illustrazione: PEI: la guida pratica per scriverlo bene

In sintesi

  • Il PEI va scritto da tutto il consiglio di classe nel GLO, non dal solo insegnante di sostegno.
  • Gli obiettivi devono essere verificabili: comportamento osservabile, situazione, supporto e criterio di riuscita.
  • La sezione sul contesto (barriere e facilitatori) è la piu coerente con l’ICF e la piu utile.
  • Dal 2026 il PEI documenta i progressi su cui si basa anche la conferma del docente di sostegno.

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) è il documento che definisce il progetto di inclusione per ogni alunno con disabilità certificata (legge 104/1992): obiettivi educativi e didattici, risorse, metodologie e modalità di verifica. Lo scrive il GLO entro il 31 ottobre, su modello nazionale su base ICF (D.I. 182/2020, aggiornato D.I. 153/2023). Un PEI scritto bene guida ogni lezione; uno scritto male è carta che finisce in un cassetto.

Metà ottobre. La convocazione del GLO è arrivata via registro elettronico, il modello del PEI è aperto sullo schermo e conta una dozzina di pagine. C’è la tentazione, umanissima, di recuperare il file dell’anno scorso, cambiare la data e aggiornare qualche aggettivo. Chi cede a quella tentazione produce un documento formalmente corretto e sostanzialmente inutile: non guiderà nessuna lezione, non dirà a nessun collega cosa fare, e a giugno verrà verificato con la stessa cura con cui è stato scritto.

Il piano educativo individualizzato è invece lo strumento più potente che un consiglio di classe abbia per rendere concreta l’inclusione. Questa guida spiega come usarlo: cosa dice la norma, come leggere il profilo di funzionamento, quali sezioni contano davvero, come scrivere obiettivi che si possano osservare, e quali errori evitare.

Cos’è il PEI, chi lo scrive e quando

Il PEI è previsto dalla legge 104/1992 e ridisegnato dal D.Lgs. 66/2017, che ne ha fatto un progetto redatto su base ICF. I modelli nazionali, diversi per ordine di scuola, sono stati adottati con il decreto interministeriale 182 del 2020 e confermati, dopo il passaggio in tribunale amministrativo e in Consiglio di Stato, dal decreto interministeriale 153 del 2023. Oggi quindi ogni scuola usa lo stesso modello, articolato nelle stesse sezioni.

A scriverlo è il GLO, il gruppo di lavoro operativo per l’inclusione. Ne fanno parte tutti i docenti della classe (non solo l’insegnante di sostegno), i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale, le figure professionali che seguono l’alunno (sanitarie ed educative) e, nella scuola secondaria di secondo grado, lo studente. La partecipazione di tutti i docenti non è una cortesia: il PEI è un atto del consiglio di classe, e un PEI scritto da una sola persona è un documento che gli altri non sentiranno proprio.

Le scadenze da tenere a mente sono tre. Il PEI va approvato di norma entro il 31 ottobre; per gli alunni certificati nel corso dell’anno, o in vista del passaggio a un nuovo grado di scuola, si redige un PEI provvisorio entro il 30 giugno; nel corso dell’anno sono previste almeno una verifica intermedia e una verifica finale, che aggiorna gli obiettivi e propone le risorse per l’anno successivo.

Leggere il Profilo di Funzionamento prima di scrivere una riga

Il profilo di funzionamento è il documento che, insieme alla certificazione, sostituisce la vecchia diagnosi funzionale e il profilo dinamico funzionale. È redatto dall’unità di valutazione multidisciplinare con la collaborazione della famiglia e della scuola, e usa il linguaggio dell’ICF, la classificazione internazionale del funzionamento elaborata dall’OMS nel 2001.

L’ICF descrive una persona su più assi: le funzioni e le strutture corporee, le attività che svolge e la partecipazione ai contesti di vita, i fattori ambientali che agiscono come barriere o come facilitatori, i fattori personali. Il cambio di prospettiva è enorme. Una diagnosi dice “disabilità intellettiva lieve”; il profilo di funzionamento dice che lo studente segue una consegna a due passaggi se accompagnata da un’immagine, che nelle attività di gruppo partecipa se ha un ruolo definito, che l’ambiente rumoroso riduce la sua attenzione, che la mediazione di un compagno è un facilitatore.

Chi scrive il PEI dovrebbe leggere il profilo con una domanda in testa: cosa fa questo alunno, con quale supporto, in quale contesto? Le risposte diventano la base di ogni sezione successiva. Se il profilo non è ancora disponibile, come accade spesso nella fase transitoria, il GLO parte dalla documentazione esistente e dalle proprie osservazioni, dichiarandolo nel documento.

Le sezioni che fanno la differenza

Il modello nazionale è lungo, ma il suo cuore sta in poche sezioni.

L’osservazione. Prima di ogni obiettivo, il PEI chiede di descrivere l’alunno nelle quattro dimensioni: la relazione, l’interazione e la socializzazione; la comunicazione e il linguaggio; l’autonomia e l’orientamento; la dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento. È qui che entra il lavoro di osservazione delle prime settimane. Scrivere “buone capacità relazionali” non serve a nessuno; scrivere “cerca il contatto con due compagni in particolare, evita le attività a grande gruppo, risponde alle domande dirette se ha un tempo di attesa di qualche secondo” serve a tutti.

Gli interventi sul contesto. Il PEI su base ICF chiede di indicare cosa cambia nell’ambiente per ridurre le barriere: organizzazione dello spazio, tempi, strumenti, materiali, mediazione dei compagni. È la sezione più trascurata e la più coerente con l’idea di inclusione: se il contesto è progettato bene, l’intervento individuale si riduce.

La progettazione disciplinare. Nella secondaria di secondo grado il GLO deve dichiarare il tipo di percorso: ordinario, personalizzato con prove equipollenti, oppure differenziato con prove non equipollenti. La scelta ha effetti sull’Esame di Stato e sul titolo finale, e va spiegata alla famiglia con chiarezza. Per ogni disciplina si indica come l’alunno accede ai contenuti della classe e cosa si valuta.

La verifica e la valutazione. Cosa si osserva, con quali strumenti, con quale frequenza. Una rubrica di tre livelli — con supporto totale, con supporto parziale, in autonomia — vale più di dieci righe di prosa.

L’organizzazione delle risorse. Ore di sostegno, assistenza all’autonomia e alla comunicazione, tempo scuola, e la proposta per l’anno successivo. Va compilata con precisione: è la base su cui l’ufficio scolastico assegna le risorse.

Come scrivere obiettivi che si possono verificare

Il punto in cui la maggior parte dei PEI si inceppa è l’obiettivo. “Migliorare l’attenzione”, “potenziare la comprensione del testo”, “favorire l’autonomia” non sono obiettivi: sono direzioni. Non dicono cosa lo studente farà, in quale situazione, con quale aiuto, entro quando.

Un obiettivo verificabile ha quattro componenti: il comportamento osservabile, la situazione, il livello di supporto, il criterio di riuscita. Confrontate le due versioni.

Prima: “Migliorare la comprensione dei testi narrativi.”

Dopo: “Durante la lettura condivisa di un canto dell’Inferno in versione semplificata, ricostruisce la sequenza di quattro eventi principali disponendo i personaggi e gli ambienti su uno scenario, con l’indicazione verbale dell’insegnante nella fase iniziale e in autonomia entro la fine del primo quadrimestre, in tre sessioni su quattro.”

La seconda versione dice a chiunque entri in classe cosa fare, cosa guardare e quando l’obiettivo si potrà considerare raggiunto. E contiene, senza nominarla, l’idea più utile della pedagogia del Novecento: quella di zona di sviluppo prossimale. L’obiettivo giusto non è ciò che l’alunno sa già fare, né ciò che non può fare nemmeno con aiuto, ma ciò che fa oggi con un supporto e farà domani da solo.

Prima del GLO: prepararsi in cinque mosse

La riunione del GLO dura un’ora, raramente di più. Quello che la rende utile o inutile accade nelle due settimane precedenti.

Primo: raccogliere le osservazioni di tutti i docenti, non solo le proprie. Basta una griglia condivisa con le quattro dimensioni e uno spazio per ogni disciplina; chi non la compila, in riunione, non avrà niente da dire. Secondo: sentire la famiglia prima, in un colloquio separato, così che al GLO non arrivino sorprese e i genitori non debbano prendere posizione davanti a otto persone. Terzo: leggere le relazioni degli specialisti e annotare le domande da fare loro, perché in riunione il tempo per chiarire è poco. Quarto: preparare una bozza di obiettivi già scritti in forma verificabile, da discutere e correggere, non un foglio bianco da riempire insieme. Quinto: portare i materiali. Un testo semplificato come il nostro Inferno o il Purgatorio, una mappa, un kit manipolativo sul tavolo del GLO valgono più di qualsiasi descrizione: la famiglia capisce cosa farà il figlio, i colleghi capiscono cosa possono usare, e la sezione sul contesto si scrive da sola. Per il triennio delle superiori, Ragioniamo con i Filosofi offre la stessa chiarezza sulla filosofia.

Chi arriva al GLO preparato così esce con un PEI che è già un piano di lavoro. Chi arriva con il file dell’anno scorso esce con il file dell’anno scorso.

I sette errori più comuni (e come evitarli)

  1. Il copia-incolla dall’anno precedente. Lo si riconosce dagli obiettivi identici a distanza di dodici mesi. Se un obiettivo è stato raggiunto va sostituito; se non lo è stato, va riformulato con un supporto diverso, non ricopiato.
  2. Il PEI scritto solo dall’insegnante di sostegno. I colleghi curricolari devono compilare le parti disciplinari. Se non lo fanno, il documento non li vincolerà e in classe continueranno a “delegare”. Chi è al primo incarico sul sostegno deve saperlo fin da subito.
  3. Gli obiettivi non osservabili. Vedi sopra. Ogni volta che scrivete “migliorare” o “favorire”, chiedetevi come lo vedrete.
  4. Materiali separati da quelli della classe. Il PEI che prevede “schede semplificate” senza dire su quali contenuti della classe produce un alunno che fa altro. Meglio indicare: gli stessi argomenti, con testi adattati, mappe, manipolazione, simboli.
  5. La sezione sul contesto lasciata vuota. È la più coerente con l’ICF e la più utile per i colleghi.
  6. Lo studente non ascoltato. Nella secondaria di secondo grado partecipa al GLO. Anche negli altri ordini di scuola, la sua voce — cosa gli piace, cosa lo mette in difficoltà, cosa vorrebbe imparare — va raccolta e riportata.
  7. Nessun aggiornamento dopo la verifica intermedia. Il PEI è un documento vivo. Se a febbraio l’obiettivo è raggiunto, il GLO lo sostituisce; se il supporto non funziona, lo cambia.

PEI e continuità: cosa cambia nel 2026/27

Un elemento nuovo rende il PEI ancora più importante. Con l’ordinanza ministeriale 27 del 16 febbraio 2026 e la successiva nota del Ministero del 26 marzo 2026, le famiglie possono chiedere la conferma del docente di sostegno a tempo determinato anche per l’anno successivo, in attuazione del D.Lgs. 66/2017. La conferma non è automatica: il dirigente scolastico decide tenendo conto anche delle relazioni del GLO e dei progressi documentati nel PEI. Un piano scritto con obiettivi verificabili e verifiche puntuali non è quindi solo uno strumento didattico, ma la base concreta su cui si fonda la continuità educativa.

Il PEI come strumento di lavoro, non come adempimento

Un buon PEI si riconosce da un dettaglio: un collega che non ha partecipato al GLO lo legge e sa cosa fare martedì alla terza ora. Dice quale materiale usare, quale supporto dare, cosa osservare, quando togliere l’aiuto. Se il vostro PEI supera questa prova, avete scritto un progetto. Se non la supera, avete ancora tempo: la verifica intermedia esiste anche per questo.

Per orientarvi tra le differenze tra DSA, BES e disabilità e capire quale documento serve a chi, trovate la nostra guida dedicata.


InfernoPurgatorioFilosofi 1
Strumenti da citare nel PEI
Testi semplificati per la letteratura e la filosofia, pensati per la sezione "interventi sul contesto".
Inferno · Purgatorio · Paradiso · Filosofi

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FAQ

Domande frequenti

Cos'è il PEI e chi lo scrive?

Il Piano Educativo Individualizzato è previsto dalla legge 104/1992 e ridisegnato dal decreto legislativo 66/2017 su base ICF. Lo scrive il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), composto da tutti i docenti della classe, i genitori e le figure professionali che seguono l'alunno. Va approvato entro il 31 ottobre.

Qual è la differenza tra PEI e PDP?

Il PDP personalizza i mezzi mantenendo gli obiettivi della classe ed è per gli alunni con DSA o altri BES. Il PEI può ridefinire anche gli obiettivi ed è per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge 104.

Come si scrivono obiettivi verificabili nel PEI?

Un obiettivo verificabile ha quattro componenti: il comportamento osservabile, la situazione, il livello di supporto e il criterio di riuscita. Non scrivere 'migliorare l'attenzione', ma specificare il comportamento atteso, il contesto, il supporto e la frequenza.

Quali sono gli errori più comuni nel PEI?

I sette errori principali: copiare il PEI dell'anno precedente, farlo scrivere solo dall'insegnante di sostegno, usare obiettivi non osservabili, prevedere materiali separati da quelli della classe, lasciare vuota la sezione sul contesto, non ascoltare lo studente e non aggiornare il documento.

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