Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

Alunni NAI e italiano L2: cosa fare nei primi 60 giorni in classe

Alunni NAI e italiano L2: cosa fare subito, normativa 2025/26, fasi dell'acquisizione linguistica, PDP e materiali semplificati. Guida pratica per insegnanti.

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Illustrazione: Alunni NAI e italiano L2: cosa fare nei primi 60 giorni in classe

In sintesi

  • Gli alunni NAI hanno diritto all’iscrizione nella classe per eta anagrafica, a un PDP e a un laboratorio intensivo di italiano L2.
  • La lingua per comunicare si acquisisce in 1-2 anni, ma quella per studiare richiede dai 5 ai 7 anni secondo la ricerca di Cummins.
  • Dal 2025/2026 e previsto un docente dedicato all’italiano per stranieri nelle classi con almeno il 20% di alunni sotto il livello A2.
  • La lingua madre e un alleato dell’apprendimento, non un ostacolo: il plurilinguismo rafforza l’acquisizione della seconda lingua.

Gli alunni NAI (neo arrivati in Italia) sono studenti che si iscrivono per la prima volta al sistema scolastico italiano senza conoscere la lingua. Nei primi 60 giorni le priorità sono tre: accoglienza strutturata, valutazione delle competenze pregresse e italiano L2 come obiettivo esplicito — non come attesa che arrivi da solo. La difficoltà linguistica non è una difficoltà cognitiva, e tenerlo presente cambia tutto.

È la terza settimana di ottobre. Il dirigente accompagna in classe un ragazzo di undici anni, arrivato dall’Egitto dodici giorni fa. Si chiama Yusuf, parla arabo e qualche parola di inglese, e in prima media non capisce una sola parola di ciò che sta accadendo intorno a lui. L’insegnante di storia ha cinquanta minuti di lezione sull’impero romano e ventitré alunni. La domanda che si fa è la stessa che si fanno migliaia di docenti ogni autunno: cosa faccio, adesso, con lui?

Gli alunni con cittadinanza non italiana sono ormai oltre il 10% della popolazione scolastica, ma la grande maggioranza è nata in Italia e parla italiano come i compagni. Gli alunni NAI — neo arrivati in Italia — sono una minoranza, e sono la situazione più delicata: un bambino o un ragazzo che entra a scuola senza la lingua, spesso a metà anno, spesso con una storia migratoria alle spalle. Questa guida spiega chi sono, cosa dice la normativa aggiornata al 2025/2026, come si impara una seconda lingua, cosa fare nei primi sessanta giorni, quali materiali funzionano e quali errori evitare.

Chi sono gli alunni NAI (e chi no)

L’acronimo indica gli alunni che si iscrivono per la prima volta al sistema scolastico italiano e non possiedono le competenze di base nella lingua. Non sono “gli stranieri”: un bambino nato a Milano da genitori peruviani non è un alunno NAI, e trattarlo come tale è un errore che si paga in autostima. Non sono nemmeno tutti uguali: un ragazzo scolarizzato regolarmente nel suo paese, alfabetizzato in un alfabeto latino, con una famiglia che lo segue, ha un percorso diverso da un ragazzo con scolarità interrotta e un alfabeto diverso.

Una distinzione va tenuta ferma fin dal primo giorno: la difficoltà linguistica non è una difficoltà cognitiva. L’alunno NAI capisce, pensa, ragiona nella sua lingua; ciò che gli manca è il codice, non la mente. Confondere le due cose porta a obiettivi ridotti, valutazioni sbagliate e, nei casi peggiori, a segnalazioni improprie. Il nostro articolo sulle differenze tra DSA, BES e disabilità colloca lo svantaggio linguistico nella categoria giusta: un bisogno educativo speciale di tipo ambientale, temporaneo, che si riduce se il contesto fa la sua parte.

La normativa: dalle Linee guida al docente di italiano L2

Il quadro normativo si è stratificato nel tempo. Il DPR 394/1999 stabilisce che l’alunno straniero venga iscritto nella classe corrispondente all’età anagrafica, salvo diversa decisione motivata del collegio. La circolare 24 del 2006 e le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri del 2014 descrivono la procedura di accoglienza, il protocollo, la valutazione iniziale; gli Orientamenti interculturali del 2022 le attualizzano. La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui bisogni educativi speciali colloca lo svantaggio linguistico tra i BES, aprendo la possibilità di un piano didattico personalizzato.

La novità più rilevante è il decreto-legge 71 del 2024, convertito nella legge 106 dello stesso anno: dall’anno scolastico 2025/2026 il Ministero può assegnare un docente dedicato all’insegnamento dell’italiano per stranieri alle classi in cui gli alunni neoarrivati, o comunque con competenze inferiori al livello A2 del Quadro comune europeo, siano almeno il 20%. Il primo contingente di docenti di italiano L2 è stato assegnato nel 2025/26 e l’organico è in crescita; ma la misura dipende dalle risorse disponibili anno per anno e, dove la soglia non è raggiunta, l’accoglienza resta sulle spalle del consiglio di classe e dei fondi per il potenziamento. È bene sapere subito in quale delle due situazioni ci si trova.

Le due lingue: comunicare e studiare

La ricerca sull’apprendimento delle seconde lingue distingue due competenze, secondo la formulazione di Jim Cummins: la lingua per comunicare, che si acquisisce in uno o due anni, e la lingua per studiare — astratta, decontestualizzata, quella dei libri di testo — che richiede dai cinque ai sette anni.

La distinzione spiega la trappola più comune. Dopo un anno Yusuf chiacchiera in cortile, scherza, chiede il pallone: “ormai capisce”. Ma la lezione sull’impero romano, con “espansione”, “amministrazione”, “decadenza”, resta per lui un muro. La scuola smette di sostenerlo proprio quando comincia la parte difficile, e il ragazzo che sembrava integrato comincia a restare indietro nelle discipline. La lingua dello studio va insegnata esplicitamente, per anni, con glossari, testi facilitati e mediazione, e non si impara in cortile.

I primi sessanta giorni: una procedura in sette passi

  1. Colloquio e biografia linguistica. Con la famiglia, se possibile con un mediatore: scolarità precedente, lingue parlate e scritte, alfabeto, interessi, situazione familiare. Una prova di ingresso non linguistica (logica, calcolo) per capire cosa sa fare, non cosa non sa dire.
  2. Inserimento in classe per età. Con un compagno tutor scelto con cura, un posto vicino all’insegnante, il nome scritto correttamente su tutto, i saluti nella sua lingua alla lavagna il primo giorno.
  3. Laboratorio di italiano L2 intensivo. Nelle prime settimane, otto-dieci ore settimanali di lingua per comunicare, con il docente dedicato dove c’è o con le risorse dell’istituto; in classe, nelle altre ore, attività a cui possa partecipare almeno in parte.
  4. PDP con obiettivi per fase. Un piano che dichiari gli obiettivi linguistici del trimestre, le discipline in cui lavora con materiali facilitati, gli strumenti (dizionario bilingue, glossari, immagini) e la valutazione formativa. Non un elenco di dispense.
  5. Il compagno tutor, a rotazione. Spiega la consegna, mostra la pagina, traduce con i gesti. Impara anche lui.
  6. Materiali: immagini, glossari, testi semplificati. In ogni disciplina, qualcosa su cui possa lavorare: una mappa, una sequenza di immagini, un testo facilitato con il lessico chiave.
  7. Valutazione formativa. Nei primi mesi si valuta il progresso, non la distanza dagli altri. Le Linee guida lo consentono: la valutazione va adattata al percorso, e la sospensione del voto nelle discipline non ancora accessibili è una scelta legittima se motivata.

Materiali che funzionano: testi semplificati e immagini

I criteri con cui si semplifica un testo per un alunno NAI sono gli stessi che valgono per i DSA e per la disabilità: lessico di base, frasi brevi con soggetto esplicito, verbi al presente, un’idea per frase, ordine cronologico, glossario, immagini che mostrano il contenuto. Non è un caso che la Divina Commedia semplificata — dall’Inferno al Purgatorio al Paradiso, nata per alunni con disabilità — venga usata anche nei corsi per stranieri e nei master di italiano L2: un ragazzo che può leggere il canto di Ulisse in italiano semplice, con una mappa e un glossario, sta imparando la lingua dello studio attraverso il contenuto che la classe affronta, e non sta facendo “un’altra cosa” mentre i compagni fanno Dante.

Le immagini e i simboli sono un ponte nelle primissime settimane: i simboli della comunicazione aumentativa, nati per altri bisogni, funzionano come lessico visivo per chi non ha ancora parole. E la ricostruzione manipolativa di una storia — personaggi e ambienti da disporre e muovere, poi raccontare — permette a un alunno con poche parole di dimostrare che ha capito, come spieghiamo nella guida alla comprensione del testo. Tutto questo, se progettato per la classe intera secondo la progettazione universale, non produce un alunno che fa altro: produce una classe con più porte d’ingresso.

La lingua madre e la famiglia sono risorse, non ostacoli

Due convinzioni diffuse fanno danni silenziosi. La prima è che l’alunno debba “dimenticare” la sua lingua per imparare l’italiano; la ricerca dice il contrario, perché le competenze linguistiche si trasferiscono da una lingua all’altra, e un ragazzo che continua a leggere, scrivere e pensare nella lingua madre costruisce la seconda su fondamenta più solide. In classe si può fare molto con poco: il nome dei luoghi e dei personaggi scritto in entrambe le lingue, un glossario bilingue costruito con l’alunno, un libro nella sua lingua nella biblioteca di classe, il permesso esplicito di prendere appunti come vuole.

La seconda convinzione è che i genitori “non parlino italiano e quindi non possano seguire”. Possono, se la scuola li mette in condizione: un mediatore per i colloqui importanti, le comunicazioni essenziali tradotte, la spiegazione di cosa sia un PDP e perché non è una bocciatura anticipata. Una famiglia che capisce cosa sta facendo la scuola è l’alleato più potente che l’alunno NAI possa avere, e spesso quello più trascurato.

Valutazione, Invalsi ed esami

Il PDP protegge l’alunno NAI anche nelle prove. Alle Invalsi e all’esame conclusivo del primo ciclo l’alunno straniero sostiene le prove come gli altri, con gli strumenti compensativi previsti dal PDP — il dizionario bilingue, il tempo aggiuntivo se motivato — ma senza misure dispensative, che per i BES non certificati non sono ammesse. Il consiglio di classe può predisporre prove che tengano conto del percorso, e la commissione valuta la competenza raggiunta, non quella mancante. Le regole per il primo e il secondo ciclo sono nella nostra guida all’esame di Stato con PEI e PDP.

Gli errori da evitare

Lasciarlo “a colorare” mentre la classe fa lezione: è la forma più comune di esclusione, e la più invisibile. Escluderlo dalle discipline “finché non impara l’italiano”: la lingua dello studio si impara nelle discipline, non prima. Considerare la lingua madre un ostacolo: il plurilinguismo è una risorsa cognitiva, e un alunno che continua a leggere nella sua lingua impara meglio la seconda. Confondere la lentezza con un deficit e segnalare per DSA nel primo anno: la diagnosi di un disturbo specifico richiede un’esposizione adeguata alla lingua, e le linee guida raccomandano cautela. Ignorare la famiglia perché “non parla italiano”: un mediatore, un messaggio tradotto, un incontro con calma valgono più di dieci comunicazioni sul registro.

E l’errore di segno opposto: la protezione che diventa isolamento. L’obiettivo non è tenere Yusuf al riparo dalla classe, ma dargli, ogni settimana, un pezzo in più della classe. È l’inclusione scolastica nel senso preciso della parola: un contesto che si adatta, un passo alla volta.

Yusuf, a Natale, sa leggere la mappa dell’Inferno e dire chi è Virgilio. A giugno racconta il canto di Ulisse in quaranta parole di italiano. Non è ancora la lingua dello studio. Ma è il suo, di viaggio, e lo sta facendo con la classe.


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FAQ

Domande frequenti

Cosa significa alunno NAI e quali diritti ha a scuola?

NAI significa Neo Arrivato in Italia: uno studente che si iscrive per la prima volta al sistema scolastico italiano senza conoscere la lingua. Ha diritto all'iscrizione nella classe corrispondente all'età anagrafica, a un Piano Didattico Personalizzato e a un laboratorio di italiano L2 intensivo.

Quanto tempo serve a un alunno straniero per imparare l'italiano scolastico?

Secondo la ricerca di Jim Cummins, la lingua per comunicare si acquisisce in 1-2 anni, ma la lingua per studiare — quella astratta dei libri di testo — richiede dai 5 ai 7 anni. Per questo il supporto linguistico non va interrotto quando l'alunno sembra parlare bene.

Si può fare un PDP per un alunno NAI?

Sì. La Direttiva BES del 2012 colloca lo svantaggio linguistico tra i bisogni educativi speciali, consentendo un PDP con obiettivi linguistici, materiali facilitati e valutazione formativa adattata al percorso.

Dal 2025/2026 c'è un docente di italiano L2 nelle scuole?

Il decreto-legge 71/2024 (legge 106/2024) prevede un docente dedicato all'italiano per stranieri nelle classi in cui gli alunni con competenze inferiori al livello A2 siano almeno il 20%. Il primo contingente è stato assegnato nel 2025/26, ma la misura dipende dalle risorse disponibili.

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