Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

PDP: la guida pratica al Piano Didattico Personalizzato

Come scrivere un PDP davvero utile: normativa, scadenze, esempi di compilazione, differenze DSA e altri BES, patto con la famiglia e sei errori comuni.

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Illustrazione: PDP: la guida pratica al Piano Didattico Personalizzato

In sintesi

  • Il PDP è obbligatorio per studenti con DSA e personalizza i mezzi mantenendo gli obiettivi della classe.
  • Va scritto dal consiglio di classe con lo studente, non copiato dall’anno precedente.
  • Gli strumenti compensativi vanno scelti per disciplina e usati anche nelle verifiche e agli esami.
  • Il patto con la famiglia sui compiti a casa previene i conflitti e protegge lo studente.

Il piano didattico personalizzato ha un difetto di nascita: assomiglia a un modulo. Ha caselle da spuntare, elenchi di strumenti, spazi per le firme. E come ogni modulo rischia di essere compilato in fretta, archiviato e riaperto una sola volta, a giugno, per verificare che sia stato firmato. Nel frattempo lo studente per cui è stato scritto ha fatto verifiche senza tempo aggiuntivo, ha copiato dalla lavagna quello che non riusciva a copiare e ha preso quattro in un tema per gli errori di ortografia.

Un PDP scritto bene è un’altra cosa: un progetto breve, concreto, che dice a ogni insegnante cosa fare e allo studente cosa può aspettarsi. Questa guida spiega cos’è, per chi si scrive, quando e come, con un modello commentato sezione per sezione, le differenze tra DSA e altri BES, il ruolo dell’esame e gli errori da evitare.

Cos’è il PDP e per chi si scrive

Il PDP nasce con la legge 170/2010 e le linee guida allegate al decreto 5669 del 2011, che lo rendono obbligatorio per gli studenti con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia. È lo strumento con cui la scuola garantisce la didattica individualizzata e personalizzata, gli strumenti compensativi, le misure dispensative e le modalità di verifica e valutazione previste dalla legge.

Dal 2012, con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui bisogni educativi speciali e la circolare 8 del 2013, il consiglio di classe può redigere un PDP anche per gli alunni con altri BES: disturbi evolutivi specifici non certificati ai sensi della 170, come l’ADHD o il funzionamento intellettivo limite; svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, inclusi gli alunni arrivati da poco in Italia. In questi casi il PDP non è obbligatorio ma è una decisione motivata e verbalizzata del consiglio, con o senza documentazione clinica.

Per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge 104/1992 il documento è invece il PEI, non il PDP. La differenza è sostanziale: il PDP personalizza i mezzi mantenendo gli obiettivi della classe; il PEI può ridefinire anche gli obiettivi. Chi ha dubbi sulle tre situazioni trova nell’articolo sulle differenze tra DSA, BES e disabilità il quadro completo.

Chi lo scrive, quando, chi lo firma

Lo scrive il consiglio di classe, o il team docenti nella primaria, con il coordinamento del coordinatore e il supporto del referente per i DSA o l’inclusione. Non lo scrive un docente solo: ogni insegnante compila la parte della propria disciplina, perché è l’unico che sa quali strumenti servono in matematica e quali in inglese.

Quando: di norma entro il primo trimestre dell’anno scolastico, o entro tre mesi dalla consegna della diagnosi se arriva in corso d’anno. La famiglia partecipa: viene ascoltata prima, condivide il documento e lo firma. Lo firmano anche il dirigente scolastico e i docenti; nella scuola secondaria di secondo grado è buona pratica che lo firmi, o almeno lo legga e lo discuta, lo studente. Una copia va alla famiglia. Il PDP si rinnova ogni anno, perché lo studente cambia, e si può aggiornare in qualsiasi momento se qualcosa non funziona.

Un punto sulla riservatezza: il PDP contiene dati sanitari e va trattato come tale. Non si commenta in classe, non si allega al registro visibile ai compagni, e i supplenti lo ricevono dal coordinatore, non dallo studente.

Il colloquio con lo studente: tre domande prima di scrivere

Prima di aprire il modello, vale la pena dedicare venti minuti allo studente, da solo o con la famiglia a seconda dell’età. Tre domande bastano.

Cosa ti riesce facile a scuola, e cosa ti costa di più? La risposta spesso sorprende: il ragazzo con dislessia che dice “leggere no, ma se qualcuno mi legge capisco tutto” ha appena scritto la sezione sugli strumenti. Cosa ti aiuta, e cosa ti mette a disagio? Alcuni strumenti sono efficaci e umilianti allo stesso tempo — la sintesi vocale con le cuffie davanti ai compagni, la scheda diversa da quella degli altri — e uno strumento rifiutato è uno strumento inutile. Cosa vorresti che gli insegnanti sapessero di te? È la domanda che trasforma il PDP da documento su di lui a documento con lui.

Le risposte vanno nella sezione di osservazione, con le parole dello studente. Un PDP che le contiene viene letto dai docenti in modo diverso, e viene rispettato dallo studente perché lo riconosce.

Le sezioni, con un modello commentato

I modelli variano da scuola a scuola, ma le sezioni essenziali sono sette. Per ciascuna, cosa scrivere e cosa evitare.

1. Dati e diagnosi. Una sintesi funzionale, non la copia del referto: “dislessia di grado medio con lentezza nella lettura e buona comprensione all’ascolto; disortografia; calcolo nella norma”. Tre righe che dicono a chi legge dove sta la difficoltà e dove no.

2. Osservazione in classe. La sezione più trascurata e la più utile. Punti di forza prima delle difficoltà: “espone bene oralmente, memoria visiva efficace, interesse per la storia”; poi le difficoltà osservate: “affaticamento dopo quindici minuti di lettura, evita la lettura ad alta voce, tempi lunghi nella copiatura”. Evitare le frasi generiche (“buone capacità”).

3. Strategie didattiche. Come si insegna, non solo cosa si concede: organizzatori anticipati e mappe costruite con lo studente, materiali con immagini e testi ad alta leggibilità, lavoro a coppie, spiegazione con esempi prima delle regole, verifica della comprensione delle consegne. Una strategia per disciplina è meglio di una lista uguale per tutte.

4. Strumenti compensativi. Per disciplina, e con criterio: lo strumento minimo che serve, non tutti quelli disponibili. “Italiano: audio dei testi, mappa per l’esposizione orale, videoscrittura con correttore per i temi. Matematica: calcolatrice, formulario. Inglese: dizionario digitale, audio.” La guida agli strumenti compensativi aiuta a scegliere.

5. Misure dispensative. Solo quelle necessarie: dispensa dalla lettura ad alta voce, dalla copiatura dalla lavagna, dallo studio mnemonico di tabelline e date, tempo aggiuntivo del 30% o riduzione della quantità. Per le lingue straniere, l’eventuale dispensa dalle prove scritte va motivata dalla certificazione.

6. Verifica e valutazione. Cosa cambia nelle prove: tempi, quantità, uso degli strumenti, griglie che non penalizzano l’ortografia, possibilità di compensare lo scritto con l’orale, verifiche programmate e non sovrapposte. È la sezione che protegge lo studente a giugno: se non è scritto qui, in sede d’esame non si può chiedere.

7. Patto con la famiglia. I compiti a casa: quantità, modalità di comunicazione (registro, non dettatura), strumenti usati a casa, chi controlla cosa. È la parte che evita i pomeriggi di lacrime, e va scritta insieme ai genitori.

PDP per DSA e PDP per altri BES: le differenze

Il documento è lo stesso, la portata no. Per lo studente con DSA certificato il PDP è un diritto esigibile: strumenti, misure e valutazione personalizzata valgono in tutte le prove, comprese le Invalsi e l’esame di Stato. Per l’alunno con altri BES il PDP prevede strumenti compensativi e strategie, ma le misure dispensative hanno un raggio più stretto e alle prove nazionali non sono ammesse; gli strumenti compensativi si usano anche all’esame, ma solo se il PDP esiste e li prevede. Il bisogno può essere temporaneo — uno svantaggio linguistico si riduce con il tempo, un momento familiare difficile passa — e il PDP va rivisto quando cambia.

In entrambi i casi il PDP non riduce gli obiettivi: lo studente con PDP segue il programma della classe, con mezzi diversi. Chi scrive “obiettivi minimi” in un PDP sta confondendo due documenti.

I sei errori più comuni

  1. La lista completa. Spuntare tutti gli strumenti disponibili “per sicurezza” produce un documento che nessuno applica. Meglio tre strumenti usati che venti dichiarati.
  2. Il copia-incolla. Da un altro studente o dall’anno precedente. Lo studente cambia, la classe cambia, le discipline cambiano.
  3. Scritto senza lo studente. Un adolescente rifiuta gli strumenti che non ha scelto. Il PDP funziona se lui sa cosa contiene e perché.
  4. Non applicato nelle verifiche. Il tempo aggiuntivo che “oggi non c’era”, la mappa che “in questa verifica no”: ogni eccezione svuota il documento.
  5. Non consegnato ai supplenti. Un supplente che non conosce il PDP fa fare la lettura ad alta voce, e lo studente rivive l’umiliazione che il PDP doveva evitare.
  6. Considerato definitivo. Il PDP è un documento vivo. Se a gennaio lo strumento non funziona, si cambia; se lo studente non lo usa, si capisce perché.

Il PDP e gli esami: perché conta anche a giugno

Tutto ciò che vale nelle prove finali deve essere già nel PDP, e già praticato durante l’anno. Alle Invalsi, alla prova finale del primo ciclo e alla Maturità le commissioni applicano quello che il documento prevede: tempi aggiuntivi, strumenti, mappe predisposte e visionate, griglie adattate. Per la Maturità 2026 l’ordinanza ministeriale 54 del 26 marzo 2026 ha reso esplicito l’obbligo di adattare le griglie di valutazione al PDP e ha rafforzato la riservatezza. Nella nostra guida all’esame di Stato con PEI e PDP trovate le regole per il primo e il secondo ciclo, e la lista di cosa preparare da settembre perché a giugno non ci siano sorprese.

Un PDP che alleggerisce: quando lo strumento è di tutti

C’è un modo per rendere il PDP meno pesante da applicare, ed è progettare la lezione in modo che gli strumenti previsti siano disponibili per tutti. Se la mappa è alla lavagna, l’audio è sulla piattaforma di classe e il testo del canto esiste in una versione semplificata con glossario e immagini che l’intera classe usa come primo accesso — vale per l’Inferno come per il Purgatorio e il Paradiso —, lo studente con DSA non è più l’unico a usare “strumenti speciali”. Il PDP resta, perché è un diritto; ma in classe si confonde con la didattica di tutti. È il principio della progettazione universale per l’apprendimento, ed è anche il modo migliore per proteggere il PDP dall’errore numero quattro: se lo strumento è sempre lì, non c’è verifica in cui “oggi no”.

Il PDP migliore che abbiamo visto stava su tre pagine. Diceva cosa lo studente sapeva fare bene, quali tre strumenti gli servivano, come sarebbe stato valutato e cosa avrebbero fatto i genitori a casa. Lo aveva letto, e firmato, anche lui.


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FAQ

Domande frequenti

Cos'è il PDP e per chi si scrive?

Il Piano Didattico Personalizzato nasce con la legge 170 del 2010 ed è obbligatorio per gli studenti con diagnosi di DSA (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia). Dal 2012 il consiglio di classe può redigerlo anche per alunni con altri bisogni educativi speciali, come ADHD senza certificazione 104 o svantaggio linguistico.

Chi scrive il PDP e quando va fatto?

Lo scrive il consiglio di classe (o il team docenti nella primaria): ogni insegnante compila la parte della propria disciplina. Va redatto di norma entro il primo trimestre, o entro tre mesi dalla consegna della diagnosi. La famiglia partecipa, condivide il documento e lo firma.

Il PDP vale anche agli esami?

Sì. Tutto ciò che vale nelle prove finali deve essere già nel PDP e già praticato durante l'anno. Gli strumenti, i tempi aggiuntivi e le mappe si usano in sede d'esame solo se sono scritti nel documento e usati abitualmente.

Quali sono i principali errori nella compilazione del PDP?

Gli errori più comuni sono: spuntare tutti gli strumenti disponibili senza criterio, copiare il PDP dell'anno precedente, non coinvolgere lo studente nella scelta degli strumenti, non applicare il tempo aggiuntivo nelle verifiche e non consegnarlo ai supplenti.

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