DSA, BES e disabilità: le differenze che contano davvero
Che differenza c'è tra DSA, BES e disabilità? Legge 104, legge 170, PEI e PDP, strumenti compensativi ed esami: una guida chiara per insegnanti e genitori.
In sintesi
- BES e la categoria ombrello che include disabilita (legge 104, PEI), DSA (legge 170, PDP) e svantaggio socio-economico o linguistico.
- Confondere le tre categorie ha conseguenze pratiche: strumenti sbagliati, documenti assenti e valutazioni ingiuste.
- L’alunno con DSA segue il programma della classe con strumenti compensativi; l’alunno con disabilita ha obiettivi personalizzati nel PEI.
- Un materiale ben progettato puo servire a tutte e tre le categorie, con tre porte d’accesso diverse sullo stesso contenuto.
BES, DSA e disabilità non sono sinonimi: BES è la categoria ombrello (legge 53/2003, Direttiva 2012) che include al suo interno i DSA (legge 170/2010, con diagnosi specialistica e PDP) e la disabilità (legge 104/1992, con certificazione medico-legale e PEI). Confondere le tre categorie ha conseguenze pratiche dirette: strumenti sbagliati, documenti assenti, valutazioni ingiuste.
Settembre, primo consiglio di classe. Il coordinatore legge l’elenco: “Abbiamo un alunno con la 104, due DSA e un BES”. Tutti annuiscono. Poi, nel corridoio, la domanda che nessuno fa ad alta voce: ma qual è, esattamente, la differenza tra DSA e BES? E il BES ha diritto agli stessi strumenti del DSA? E l’alunno con disabilità fa le verifiche degli altri? La confusione tra queste tre sigle non è una questione di lessico. Ha conseguenze precise: un alunno con bisogno educativo speciale senza piano didattico personalizzato non potrà usare la calcolatrice all’esame; un ragazzo con dislessia trattato come se avesse una disabilità riceverà compiti al di sotto delle sue capacità; uno studente con disabilità intellettiva a cui si chiede la stessa verifica della classe collezionerà insuccessi che nessuno ha voluto.
Questa guida mette in fila le tre categorie, le leggi che le regolano, i documenti che le accompagnano e, soprattutto, cosa cambia concretamente quando si entra in classe.
Le tre categorie in un colpo d’occhio
La prima cosa da capire è che le tre parole non stanno sullo stesso piano. “Bisogni educativi speciali” (BES) è una categoria ombrello, introdotta in Italia dalla Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 e dalla circolare 8 del 2013, che comprende tre sottogruppi:
- la disabilità, certificata ai sensi della legge 104/1992;
- i disturbi evolutivi specifici, tra cui i DSA certificati ai sensi della legge 170/2010, ma anche l’ADHD, i disturbi del linguaggio, il funzionamento intellettivo limite;
- lo svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, incluso quello degli alunni arrivati da poco in Italia.
Quindi un alunno con disabilità è un alunno con BES, e un alunno con dislessia è un alunno con BES. Quando in sala insegnanti si dice “il BES” per indicare un ragazzo, di solito si intende il terzo sottogruppo, o il secondo senza certificazione: chi ha un bisogno riconosciuto dalla scuola ma non rientra nelle due leggi. Vale la pena essere precisi, perché è proprio da questa imprecisione che nascono gli errori.
| Disabilità | DSA | Altri BES | |
|---|---|---|---|
| Norma | Legge 104/1992, D.Lgs. 66/2017 | Legge 170/2010, Linee guida 2011 | Direttiva 27/12/2012, C.M. 8/2013 |
| Chi certifica | Commissione medica ASL/INPS | Specialista (ASL o struttura accreditata) | Il consiglio di classe, su elementi oggettivi o segnalazione |
| Documento | PEI (obbligatorio) | PDP (obbligatorio) | PDP (a decisione motivata del consiglio) |
| Insegnante di sostegno | Sì | No | No |
| Strumenti compensativi | Secondo il PEI | Sì, da PDP | Sì, se previsti dal PDP |
| Misure dispensative | Secondo il PEI | Sì, da PDP | Limitate; non previste a Invalsi ed Esame |
| Esame di Stato | Prove equipollenti o differenziate | Prove ordinarie con strumenti e tempi | Prove ordinarie con strumenti compensativi |
Disabilità: la legge 104, il PEI e la parola “sostegno”
La certificazione di disabilità nasce da un accertamento medico-legale e dà diritto, a scuola, all’insegnante di sostegno e al piano educativo individualizzato. Dal D.Lgs. 66/2017 il punto di partenza è il profilo di funzionamento, redatto secondo il modello ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: non un elenco di deficit, ma una descrizione di cosa la persona fa, con quali supporti, in quali contesti, e di quali barriere o facilitatori incontra nell’ambiente.
Il PEI viene elaborato dal GLO, il gruppo di lavoro operativo che riunisce docenti, famiglia, figure sanitarie e, nella secondaria di secondo grado, lo studente stesso. Contiene obiettivi, strategie, interventi sul contesto e — questo è il punto che più incide sulla vita quotidiana — il tipo di percorso: ordinario, personalizzato con prove equipollenti o, nella secondaria di secondo grado, differenziato con prove non equipollenti. Nel percorso differenziato l’esame conduce a un attestato di credito formativo anziché al diploma. È una scelta che spetta al GLO con il consenso della famiglia e che va sempre spiegata, mai subita.
Un errore diffuso è pensare che l’alunno con disabilità “faccia altro” mentre la classe lavora. Il PEI più efficace è quello che parte dagli stessi argomenti della classe e ne definisce una versione accessibile: lo stesso canto dell’Inferno, ricostruito con una mappa e con personaggi da muovere, invece di una scheda di calligrafia mentre i compagni parlano di Ulisse.
DSA: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia
I disturbi specifici dell’apprendimento sono quattro: dislessia (lettura), disortografia (scrittura come codice), disgrafia (scrittura come gesto grafico) e discalculia (numero e calcolo). Hanno origine neurobiologica, si manifestano in presenza di un’intelligenza nella norma e di adeguate opportunità educative, e non sono una malattia da curare ma una caratteristica del funzionamento. La legge 170/2010 e le linee guida allegate al decreto 5669 del 2011 li riconoscono e stabiliscono che la scuola debba garantire una didattica individualizzata e personalizzata, strumenti compensativi e misure dispensative, forme adeguate di verifica e valutazione.
La diagnosi viene dallo specialista, non dalla scuola; la scuola però ha un dovere di osservazione e segnalazione precoce, particolarmente nei primi due anni della primaria. Ricevuta la diagnosi, il consiglio di classe redige il PDP, di norma entro il primo trimestre, e lo condivide con la famiglia. Il piano didattico personalizzato non è un elenco di concessioni: è un progetto che dice quale strumento serve, per quale compito, e come si valuterà.
Cosa cambia in classe? Lo studente con DSA segue il programma di tutti, con gli stessi obiettivi. Cambiano i mezzi: la sintesi vocale o l’audio al posto della lettura ad alta voce, la mappa come traccia per l’esposizione orale, tempi più lunghi o quantità ridotte nelle verifiche, la calcolatrice, il correttore ortografico. E cambia la valutazione, che deve guardare al contenuto e non all’errore ortografico che il disturbo produce. All’esame di Stato — l’ordinanza 54 del 26 marzo 2026 lo ribadisce all’articolo 25 — le prove sono ordinarie, sostenute con gli strumenti previsti dal PDP, e il diploma ha lo stesso valore di quello di tutti.
Gli “altri BES”: la categoria più fraintesa
Il terzo gruppo è il più eterogeneo, e per questo il più delicato. Ci sono ragazzi con ADHD senza certificazione 104, alunni con funzionamento intellettivo limite, studenti con un disturbo del linguaggio, ragazzi arrivati in Italia da pochi mesi, bambini che attraversano un lutto o una crisi familiare. Il bisogno può essere permanente o temporaneo, e proprio per questo la normativa affida al consiglio di classe la decisione, motivata e verbalizzata, di redigere un PDP.
Questo è il punto in cui si concentrano gli equivoci. Il PDP per un alunno con altri BES può prevedere strumenti compensativi e strategie didattiche, ma le misure dispensative hanno un raggio più stretto, e alle prove Invalsi e all’Esame di Stato non sono previste. La nota Invalsi per il 2025/2026 è chiara: gli alunni con BES non certificati possono usare gli strumenti compensativi solo se il PDP li prevede e se sono funzionali alla prova; chi non ha un PDP non ha diritto a nulla. Tradotto: se il consiglio di classe non ha formalizzato il piano entro l’anno, a giugno quel ragazzo si presenta come tutti gli altri.
L’altro equivoco è di segno opposto: trattare l’alunno con svantaggio linguistico come se avesse un deficit cognitivo. Una ragazza arrivata dall’Ucraina che non riesce a seguire la lezione di storia non ha bisogno di obiettivi ridotti; ha bisogno di un testo che possa leggere, di immagini che anticipino il contenuto e di tempo. Tra un anno, se il contesto ha fatto la sua parte, il bisogno educativo speciale non ci sarà più.
Cosa cambia concretamente nella pratica quotidiana
Le tre categorie chiedono all’insegnante tre atteggiamenti diversi, che convivono nella stessa ora di lezione.
Con l’alunno con disabilità la domanda guida è: qual è il suo prossimo passo, e con quale supporto può farlo oggi? L’obiettivo si costruisce nel PEI, si osserva e si aggiorna. Il materiale è accessibile per struttura: sequenze, immagini, manipolazione, simboli se ci sono bisogni comunicativi complessi.
Con l’alunno con DSA la domanda è: quale strumento gli permette di dimostrare quello che sa? L’obiettivo è quello della classe; cambia la strada per raggiungerlo. Il materiale è accessibile per forma: alta leggibilità, audio, mappe, organizzatori anticipati.
Con l’alunno con altri BES la domanda è: quale barriera del contesto posso togliere adesso? L’obiettivo è quello della classe; l’intervento è spesso ambientale, temporaneo e va formalizzato in un PDP se si vuole che regga anche in sede di verifica e di esame.
Il filo che unisce le tre situazioni è che lo stesso materiale, se progettato bene, può servire a tutte. È il principio della progettazione universale: un testo semplificato con mappa a colori, glossario e immagini funziona come percorso per chi ha una disabilità intellettiva, come organizzatore anticipato per chi ha una dislessia, come primo accesso per chi sta imparando l’italiano e come ripasso per il resto della classe. L’insegnante prepara una cosa sola, con tre porte. Per la filosofia vale lo stesso principio: la collana Ragioniamo con i Filosofi rende accessibile il pensiero filosofico del triennio delle superiori con la stessa logica.
Un esempio: Dante in una classe con tutte e tre
Immaginate una terza media alle prese con il canto quinto dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca. In classe ci sono Luca, con una disabilità intellettiva e un PEI con obiettivi personalizzati; Sara, con una diagnosi di dislessia e un PDP; Amir, in Italia da otto mesi, con un PDP per svantaggio linguistico.
La lezione parte da una mappa a colori dell’Inferno proiettata sulla lavagna: tutti vedono dove siamo, nel secondo cerchio, tra i lussuriosi. Poi l’insegnante legge ad alta voce la versione semplificata del canto, mentre i compagni seguono sul testo originale le terzine più celebri. Luca ricostruisce la scena con i personaggi su uno scenario: Minosse con la coda, Paolo, Francesca, Gianciotto; il suo obiettivo del PEI è ordinare quattro eventi e raccontarli con un supporto visivo. Sara ascolta l’audio del canto la sera prima, e in classe usa la mappa per esporre a voce: il suo PDP prevede che la valutazione non consideri l’ortografia. Amir lavora sulla stessa versione semplificata di Luca, ma con un glossario e l’obiettivo di scrivere cinque frasi in italiano sulla storia.
Tre documenti, tre obiettivi, un solo canto, un solo materiale. Questa è la differenza tra conoscere le sigle e saperle usare.



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Domande frequenti
Qual è la differenza tra DSA, BES e disabilità?
BES è la categoria ombrello che comprende tre sottogruppi: la disabilità certificata ai sensi della legge 104, i disturbi evolutivi specifici come i DSA certificati ai sensi della legge 170, e lo svantaggio socio-economico, linguistico e culturale.
Chi certifica i DSA e chi certifica la disabilità?
La disabilità nasce da un accertamento medico-legale della commissione ASL/INPS. La diagnosi di DSA viene dallo specialista (ASL o struttura accreditata), non dalla scuola; la scuola però ha un dovere di osservazione e segnalazione precoce.
L'alunno con disabilità fa le stesse verifiche della classe?
Dipende dal tipo di percorso indicato nel PEI. Con un percorso personalizzato le prove sono equipollenti e danno diritto al diploma. Con un percorso differenziato le prove non sono equipollenti e l'esame conduce a un attestato di credito formativo.
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