Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

La Divina Commedia semplificata: come portare Dante in classe senza tradirlo

Divina Commedia semplificata: come scegliere il testo facilitato dell'Inferno, i 10 canti chiave e una sequenza didattica per DSA, BES e disabilità.

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Illustrazione: La Divina Commedia semplificata: come portare Dante in classe senza tradirlo

In sintesi

  • Semplificare la Divina Commedia significa cambiare la forma mantenendo intatto il nucleo emotivo.
  • Dieci canti bastano a raccontare l’intero viaggio dell’Inferno con luoghi, personaggi ed emozioni.
  • Una sequenza in cinque passi (mappa, lettura doppia, manipolazione, racconto, digitale) funziona per tutta la classe.
  • Il testo semplificato si inserisce nel PEI o nel PDP come strumento di accesso ai contenuti della classe.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura.” Bastano due versi perché una classe si divida in due. Da una parte chi li sente, li ripete, li porta a casa; dall’altra chi si ferma su “cammin”, su “ritrovai”, su quell’ordine delle parole che non assomiglia a nessuna frase che abbia mai letto. Dante è nei programmi di tutti gli ordini di scuola, dalla secondaria di primo grado ai licei, ed è forse l’autore che gli insegnanti amano di più far amare. Ma è anche il testo che, più di ogni altro, lascia fuori gli alunni con disabilità intellettiva, con dislessia, con difficoltà linguistiche.

Una Divina Commedia semplificata serve a non lasciare fuori nessuno. Questo articolo spiega cosa significa semplificare un classico senza tradirlo, a chi serve davvero un testo facilitato, quali canti scegliere per raccontare l’Inferno, come costruire una sequenza didattica che funzioni per tutta la classe e come valutare. In chiusura raccontiamo come è nato il nostro Inferno.

Semplificare non è tradire: cosa vuol dire adattare un classico

C’è una differenza sostanziale tra un riassunto e un adattamento. Il riassunto riduce: toglie pagine, toglie dettagli, lascia una trama scarna che nessuno ricorderà. L’adattamento trasforma: conserva la storia, i personaggi, i luoghi e le emozioni, e cambia la forma in cui sono scritti perché diventino accessibili.

I criteri di un buon adattamento sono noti a chi lavora sulla facilitazione dei testi. Un lessico di base, con le parole difficili evidenziate e spiegate in un glossario. Frasi brevi, coordinate o con subordinate semplici, con i soggetti esplicitati e i verbi in forma attiva. Il tempo presente, che è più immediato del passato remoto. Una sola idea per frase e un ordine cronologico degli eventi. Immagini esplicative, che non decorano ma mostrano. Un organizzatore anticipato all’inizio di ogni canto — cosa succederà, chi incontreremo — e una mappa dell’Inferno che permetta di sapere sempre dove ci si trova. E, quando serve, l’audio.

Ma il criterio decisivo è un altro: il nucleo emotivo deve restare intatto. Ugolino che rode il cranio dell’arcivescovo, Paolo e Francesca che si baciano su un libro, Ulisse che convince i compagni a superare le colonne d’Ercole: se la versione semplificata non fa venire i brividi, non è semplificata, è svuotata. Un adattamento riuscito è quello in cui l’alunno, alla fine, vuole sapere cosa succede dopo.

A chi serve un testo semplificato (a più studenti di quanto si pensi)

La prima risposta è ovvia: all’alunno con disabilità intellettiva che segue un percorso differenziato e per il quale il testo originale è semplicemente inaccessibile. Per lui la Divina Commedia semplificata non è un aiuto: è l’unico modo di partecipare alla stessa storia dei compagni.

Ma le risposte successive sono meno ovvie. Lo studente con dislessia ha bisogno di un testo ad alta leggibilità e di organizzatori anticipati: la versione semplificata, letta prima o in parallelo, gli dà la struttura su cui poi le terzine originali si appoggiano. Lo studente con ADHD o con difficoltà attentive ha bisogno di unità brevi, di un’idea per frase, di immagini che riportino l’attenzione. L’alunno arrivato da poco in Italia, che sta imparando l’italiano, ha bisogno di un testo che possa leggere in autonomia e di un glossario. E il resto della classe? Usa la versione semplificata come primo accesso, come ripasso prima della verifica, come mappa per orientarsi tra i cerchi.

È il principio della progettazione universale: uno strumento pensato per chi ha più bisogno diventa utile a tutti. Chi cerca una panoramica dei termini tecnici dell’inclusione trova nel glossario le definizioni di PEI, PDP, BES e DSA, e nel diventare utile a tutti smette di essere un segno di differenza.

Quali canti scegliere: i dieci che raccontano l’Inferno

L’Inferno ha trentaquattro canti; nessuna classe li legge tutti, e un alunno con difficoltà ha bisogno di una selezione che racconti il viaggio senza perdere il filo. Dieci canti, nella nostra esperienza, bastano a raccontare la storia intera, e ciascuno ha un luogo, dei personaggi e un’emozione che restano.

Il canto I: la selva oscura, il colle, le tre fiere — la lonza, il leone, la lupa — e l’arrivo di Virgilio. È l’inizio di ogni storia: qualcuno si perde e qualcuno lo aiuta. Il canto II: la paura di Dante e le tre donne benedette — Maria, Lucia, Beatrice — che hanno mandato Virgilio; il coraggio che viene dal sapere che qualcuno ci pensa. Il canto III: la porta con la scritta, gli ignavi, Caronte e il fiume Acheronte. Il canto IV: il Limbo, il castello dei grandi spiriti, Omero, Ovidio, Aristotele, Cesare. Il canto V: Minosse con la coda, la bufera, Paolo e Francesca; l’amore e la colpa. Il canto VI: Cerbero, Ciacco, la Firenze divisa tra guelfi bianchi e neri. Il canto XII: il Minotauro, i centauri, Chirone, il fiume di sangue bollente. Il canto XXVI: Ulisse avvolto dalla fiamma, il viaggio oltre le colonne d’Ercole, la tempesta. Il canto XXXIII: il conte Ugolino, l’arcivescovo Ruggieri, la torre di Pisa; la fame, la rabbia, i figli. Il canto XXXIV: Lucifero con le tre bocche, Giuda, il ghiaccio della Giudecca, l’uscita “a riveder le stelle”.

Dieci luoghi, una trentina di personaggi, una discesa che si può disegnare su una mappa. Uno studente con disabilità intellettiva che, a fine anno, sa raccontare questi dieci canti sa raccontare l’Inferno.

Come usarlo in classe: una sequenza didattica in cinque passi

Un testo semplificato non fa la lezione da solo. Ecco una sequenza che abbiamo visto funzionare, per un canto alla volta, con l’intera classe.

1. Orientarsi sulla mappa. La lezione comincia con la mappa a colori dell’Inferno proiettata alla lavagna. Dove siamo? In quale cerchio? Chi c’è qui? Chi abbiamo già incontrato? Cinque minuti che danno a tutti un organizzatore anticipato e a chi ha più bisogno un’ancora.

2. Leggere insieme, in due versioni. L’insegnante legge ad alta voce la versione semplificata del canto; i compagni seguono, e nei punti chiave si passa alle terzine originali: la scritta sulla porta, “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, “fatti non foste a viver come bruti”. Chi ha una dislessia ha già ascoltato l’audio a casa; chi ha una disabilità ha davanti il testo con le immagini; chi non ha alcuna difficoltà scopre che il testo semplificato lo aiuta a capire quello originale.

3. Ricostruire con le mani. Dopo la lettura, la storia si ricostruisce su uno scenario: i personaggi del canto — nel primo, Dante, la lonza, il leone, la lupa, Virgilio — e gli ambienti — il bosco, la collina, la porta — vengono disposti e mossi per raccontare cosa è successo, in ordine. È il momento in cui l’alunno con disabilità partecipa alla pari, e in cui l’insegnante vede come organizza gli eventi, dove si inceppa, quali relazioni causa-effetto ha colto.

4. Raccontare. A coppie o a piccolo gruppo, ciascuno racconta il canto a voce, con lo scenario o con la mappa davanti. Chi ha un PDP espone con la mappa; chi ha un PEI racconta muovendo i personaggi; chi non ha nulla parafrasa le terzine.

5. Trasferire in digitale. La sequenza ricostruita diventa un fumetto, una presentazione, un breve video: le stesse immagini, le stesse frasi brevi, un prodotto che si può conservare e mostrare. È il ponte tra l’attività manipolativa e le competenze digitali, e anche una forma di verifica.

Verifica e valutazione: cosa chiedere, e a chi

La sequenza permette di valutare tutti sullo stesso canto con criteri diversi, coerenti con i documenti di ciascuno. Per l’alunno con PEI e percorso differenziato, l’obiettivo può essere ordinare quattro eventi del canto e riconoscere i personaggi, con o senza supporto visivo: una rubrica a tre livelli lo misura. Per lo studente con PDP, la comprensione si verifica con la mappa a disposizione e una valutazione che non conta gli errori ortografici. Per il resto della classe, la parafrasi delle terzine e l’analisi del testo. Una sola storia, tre strumenti di verifica: nessuno fa “altro”, ciascuno fa la propria parte.

Per capire come citare la versione semplificata nei documenti, trovate la guida su strumenti compensativi e misure dispensative.

Le domande che ci fanno gli insegnanti

Va bene anche per la scuola media? Sì: i criteri di semplificazione lo rendono adatto dalla secondaria di primo grado in su, e la mappa e le immagini funzionano con qualsiasi età.

È un fumetto? È un adattamento con immagini esplicative a ogni passaggio, non una storia a vignette. Le immagini sostengono il testo, non lo sostituiscono.

Posso usarlo con un alunno con bisogni comunicativi complessi? La versione semplificata è il punto di partenza; per chi usa la CAA stiamo lavorando a materiali in simboli che partono dalle stesse storie.

E il Purgatorio e il Paradiso? Il Purgatorio è disponibile con la stessa struttura e la mappa del monte a colori; il Paradiso, con più pagine illustrate, completa la trilogia.

Come lo cito nel PEI o nel PDP? Nel PEI, nella sezione sugli interventi sul contesto e nella progettazione disciplinare di italiano, come testo di accesso ai contenuti della classe; nel PDP, tra gli strumenti compensativi per la lettura, accanto all’audio e alle mappe. In entrambi i casi la formula utile è la stessa: “stessi contenuti della classe, testo adattato”.

Come è nato il nostro Inferno

La Divina Commedia semplificata che pubblichiamo è nata in classe, prima di essere un libro. L’ha scritta Agnès Picot, insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado, per i suoi alunni con disabilità intellettiva e con difficoltà di comunicazione che seguivano un percorso differenziato e che, ogni anno, restavano a guardare i compagni leggere Dante. Dieci canti, centododici pagine, una mappa dell’Inferno a colori, un lessico di base con glossario, immagini a ogni passaggio, esercizi guidati. È stato usato, corretto e riusato con studenti veri prima di arrivare nel catalogo NextAbility, e continua a essere il criterio con cui scegliamo cosa pubblicare: prima di entrare in classe, ogni testo deve essere già stato in classe.

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A settembre Dante torna sui banchi. Quest’anno può tornare per tutti. Il Purgatorio è disponibile con la stessa struttura e la mappa del monte a colori; il Paradiso, con più pagine illustrate, completa il viaggio.

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FAQ

Domande frequenti

Come semplificare la Divina Commedia per alunni con disabilità?

Un buon adattamento della Divina Commedia conserva la storia, i personaggi e le emozioni, ma cambia la forma: lessico di base con glossario, frasi brevi in ordine cronologico, immagini esplicative a ogni passaggio e un organizzatore anticipato all'inizio di ogni canto. Il criterio decisivo è che il nucleo emotivo resti intatto.

Quali canti dell'Inferno scegliere per un percorso semplificato?

Dieci canti bastano a raccontare l'intero viaggio: il I (selva oscura), II (le tre donne benedette), III (la porta e gli ignavi), IV (il Limbo), V (Paolo e Francesca), VI (Ciacco), XII (il Minotauro), XXVI (Ulisse), XXXIII (Ugolino) e XXXIV (Lucifero). Coprono i luoghi, i personaggi e le emozioni chiave della cantica.

La Divina Commedia semplificata si può usare anche alla scuola media?

Sì. I criteri di semplificazione — lessico accessibile, frasi brevi, mappa a colori e immagini — rendono il testo adatto dalla secondaria di primo grado in su. Le immagini e la struttura visiva funzionano con qualsiasi età e livello cognitivo.

Come inserire il testo semplificato di Dante nel PEI o nel PDP?

Nel PEI, si inserisce nella progettazione disciplinare di italiano come testo di accesso ai contenuti della classe. Nel PDP, va tra gli strumenti compensativi per la lettura. In entrambi i casi la formula utile è: stessi contenuti della classe, testo adattato.

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