Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

Orientamento scolastico e disabilità: scegliere la scuola superiore giusta

Orientamento scolastico con disabilità: come scegliere la scuola superiore, cosa chiedere agli istituti, PEI personalizzato o differenziato, sezione 8.2 del PEI e valore del titolo di studio.

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Illustrazione: Orientamento scolastico e disabilità: scegliere la scuola superiore giusta

In sintesi

  • Il diploma non dipende dal tipo di scuola, ma dal percorso indicato nel PEI (A, B o C).
  • Il percorso B (personalizzato con prove equipollenti) porta al diploma; il percorso C all’attestato.
  • “Obiettivi minimi” non e una categoria normativa: va evitata come formula ambigua.
  • La scelta deve partire dalle competenze dello studente, non dalla diagnosi o dall’esclusione.

L’orientamento scolastico per gli studenti con disabilità richiede di valutare non solo gli interessi e le attitudini, ma anche la cultura inclusiva dell’istituto, la flessibilità nella programmazione e il tipo di percorso didattico che la scuola superiore è in grado di offrire. Prima di scegliere, però, è essenziale capire come funziona la progettazione disciplinare nel PEI — perché è lì che si gioca la partita del titolo di studio.

La professoressa di lettere ha appena finito di parlare dei licei, degli istituti tecnici e dei professionali. Ha proiettato una tabella con gli indirizzi, le ore settimanali, le materie caratterizzanti. In terza media è tempo di orientamento, e la classe ascolta con un misto di curiosità e ansia. Ma in seconda fila c’è Marco, che ha una disabilità intellettiva lieve e segue un PEI con personalizzazioni. Marco ha capito che l’anno prossimo cambierà scuola, ma non ha capito perché, né come si sceglie. La sua insegnante di sostegno, durante l’intervallo, guarda quella stessa tabella e si chiede: quale di queste scuole è davvero pronta ad accoglierlo? Quale non si limiterà a iscriverlo, ma saprà costruire un percorso su misura? E soprattutto: come influirà questa scelta sul tipo di titolo che Marco potrà ottenere?

La sezione 8.2 del PEI: la progettazione disciplinare

Per capire l’orientamento, bisogna prima capire la sezione 8.2 del PEI — quella dedicata alla progettazione disciplinare — e la differenza fondamentale che esiste tra il primo e il secondo ciclo rispetto al valore del titolo di studio. I modelli di PEI e le relative linee guida allegate al D.I. 182/2020 definiscono questa distinzione in modo molto chiaro.

Come funziona nel primo ciclo

Nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, per ciascuna disciplina possono verificarsi due situazioni.

Progettazione disciplinare — Sezione 8.2 del PEI
Scuola Primaria e Secondaria di I grado
SITUAZIONE A
Segue la progettazione della classe

L'alunno/a segue la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione.

SITUAZIONE B
Progettazione con personalizzazioni

Rispetto alla progettazione della classe sono applicate personalizzazioni in relazione a obiettivi di apprendimento, strategie, metodologie didattiche, modalità di verifica e criteri di valutazione.

Differenze non rilevanti

Si scrive: "segue la progettazione della classe tranne questi adattamenti" (riduzione dei contenuti, semplificazioni, facilitazioni). I criteri di valutazione saranno diversi e andranno specificati.

Progettazione molto diversa

Vanno definiti gli obiettivi disciplinari previsti, specificati i risultati attesi e i criteri di valutazione.

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Nel primo ciclo l'alunno con disabilità che sostiene l'esame consegue comunque il diploma, a meno che non si presenti agli esami. In quel caso gli viene rilasciato un attestato. La differenziazione tra prove equipollenti e prove non equipollenti nel primo ciclo non è necessaria: si parla di prove d'esame «differenziate, coerenti con il percorso svolto, con valore equivalente ai fini del superamento dell'esame e del conseguimento del diploma».

Questo è un punto cruciale da capire in fase di orientamento: nella scuola secondaria di primo grado, indipendentemente dal tipo di personalizzazione adottata, l’alunno con disabilità consegue il diploma. La situazione cambia radicalmente nel secondo ciclo.

Come funziona nel secondo ciclo

Nella scuola secondaria di secondo grado la struttura è più complessa: possono verificarsi tre situazioni, e la differenza tra queste determina il titolo di studio finale.

Progettazione disciplinare — Sezione 8.2 del PEI
Scuola Secondaria di II grado
PERCORSO A
Percorso ordinario

L'alunno/a segue la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione.

Tipicamente per disabilità prettamente attinenti alla disabilità fisica. Sono possibili altre forme di personalizzazione (es. modalità di verifica personalizzate).

PERCORSO B
Personalizzato con prove equipollenti

Personalizzazioni in relazione agli obiettivi di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze), alle strategie, alle metodologie didattiche, alle modalità di verifica e ai criteri di valutazione.

Con verifiche: identiche o equipollenti.

Si seleziona quando gli obiettivi sono analoghi o sostanzialmente riconducibili a quelli della classe.

PERCORSO C
Differenziato con verifiche non equipollenti

Segue un percorso didattico differenziato con verifiche non equipollenti.

Si seleziona quando gli obiettivi disciplinari previsti sono nettamente ridotti rispetto a quelli della classe, per cui non è proponibile una valutazione su prove equipollenti.

🎓

Percorso A e B → Diploma di maturità
Il percorso B porta al diploma purché in nessuna disciplina sia adottato il percorso C.

📄

Percorso C → Attestato dei crediti formativi
Anche se selezionato per una sola disciplina, non si consegue il diploma.

Questa distinzione è il cuore dell’orientamento: nella scuola secondaria di II grado, lo svolgimento di prove d’esame “differenziate” ma “equipollenti” (percorso B) porta al conseguimento del diploma di maturità, mentre lo svolgimento di prove d’esame “differenziate” ma “non equipollenti” (percorso C) porta al rilascio di un attestato dei crediti formativi — che certifica le competenze acquisite ma non ha lo stesso valore legale del diploma.

È del tutto evidente che si configura, per gli studenti con disabilità grave, un “diritto allo studio” ma non un “diritto al titolo”. Il conseguimento del diploma del secondo ciclo ha senso in relazione al valore legale dello stesso, nella prospettiva della prosecuzione degli studi o dell’inserimento nel mondo del lavoro; e presuppone il conseguimento (sia pure a diversi livelli in rapporto alle valutazioni conseguite) dei risultati di apprendimento dei PECUP e di competenze conformi a Indicazioni nazionali e Linee guida.

Si può dire “PEI per obiettivi minimi”?

⚠️
No. È una formula ambigua che va evitata.

Nessuna norma ha mai disciplinato né vietato l'espressione "obiettivi minimi". Tuttavia, si tratta di una formula ambigua, che può generare equivoci e che quindi andrebbe evitata o, almeno, usata chiarendone con precisione il significato. Non è corretto parlare di "programmazione per obiettivi minimi".

Nella scuola secondaria di secondo grado, esistono tre tipi di percorso didattico che vanno indicati in un riquadro di riepilogo del PEI:

  1. Percorso ordinario — lo studente segue la programmazione della classe con gli stessi criteri di valutazione
  2. Percorso personalizzato con prove equipollenti — corrispondente alle vecchie denominazioni “per obiettivi minimi” o “PEI semplificato”, porta al diploma
  3. Percorso differenziato — non porta al diploma ma a un attestato dei crediti formativi

Nella scuola secondaria di primo grado, non esiste questo riquadro generale di progettazione ma, per ogni disciplina, va indicato se l’alunno/a segue:

  • La progettazione didattica della classe
  • Una progettazione con personalizzazioni

Per approfondire la sezione 8.2 e il quadro normativo completo, consultare le Linee Guida allegate al D.I. 182/2020 (pagg. 33-34).

La scelta più importante e meno preparata

L’orientamento scolastico, per la maggior parte degli studenti, è un processo che combina interessi, voti, aspettative familiari e qualche test attitudinale. Per un alunno con disabilità è tutto questo, più una serie di variabili che nessun test misura: l’accessibilità degli spazi, la cultura inclusiva dell’istituto, la presenza di figure di supporto, la flessibilità nella programmazione didattica, la possibilità di fare esperienze pratiche, la vicinanza a casa.

Il rischio più frequente è che la scelta avvenga per esclusione. Non “quale scuola è la migliore per Marco”, ma “quale scuola non gli dirà di no”. È un ribaltamento che produce danni: lo studente finisce in un contesto scelto non per le sue potenzialità ma per la sua disabilità, e il messaggio implicito è che la scuola superiore, per lui, non è un’opportunità ma un parcheggio.

L’orientamento inclusivo funziona al contrario. Parte dalle competenze dello studente, dai suoi interessi, dal tipo di attività che lo motivano, e cerca il contesto che può valorizzarli. Marco ama lavorare con le mani, è preciso nelle attività strutturate, si orienta bene negli spazi fisici: un istituto professionale con un buon laboratorio potrebbe essere il contesto giusto. Ma solo se quel laboratorio è davvero accessibile, se i docenti sanno differenziare, se il PEI sarà scritto con competenza.

Liceo, tecnico, professionale: cosa cambia davvero

La distinzione tra i tre ordini di scuola superiore è nota, ma le implicazioni per un alunno con disabilità sono meno ovvie di quanto sembrino — soprattutto alla luce della distinzione tra percorso B e percorso C che abbiamo visto sopra.

Il liceo

Il liceo è il percorso più astratto, più verbale, più legato alla trasmissione di contenuti complessi. Per uno studente con disabilità intellettiva che segue un PEI differenziato (percorso C), il liceo presenta una sfida strutturale: la distanza tra ciò che la classe fa e ciò che lui può fare rischia di essere molto ampia. Questo non significa che il liceo sia impossibile — significa che richiede un lavoro di adattamento più intenso e materiali adeguati, come le versioni semplificate della Divina Commedia o i volumi di Ragioniamo coi Filosofi per la filosofia, e che la scuola deve essere consapevole di questo lavoro e disposta a farlo.

Per uno studente con DSA, al contrario, il liceo può essere un’ottima scelta, a patto che il PDP sia applicato con coerenza e che gli strumenti compensativi siano usati davvero, non solo scritti nel documento.

Per uno studente che segue il percorso B (personalizzato con prove equipollenti), il liceo è praticabile quando gli obiettivi disciplinari restano analoghi o sostanzialmente riconducibili a quelli della classe: in questo caso lo studente potrà sostenere l’esame di Stato con prove equipollenti e ottenere il diploma con pieno valore legale.

L’istituto tecnico

L’istituto tecnico bilancia teoria e pratica, e per molti studenti con disabilità rappresenta un buon compromesso. Le materie di indirizzo — informatica, meccanica, chimica, elettronica, agraria — offrono attività concrete su cui costruire competenze misurabili. Il rischio, in alcuni istituti tecnici, è che la parte teorica del biennio sia gestita come un “piccolo liceo”, e che la vera differenziazione arrivi solo al triennio.

L’istituto professionale

L’istituto professionale è spesso la scelta di default per gli alunni con disabilità, e questo è al tempo stesso un dato di realtà e un problema. È un dato di realtà perché i professionali hanno, in media, più esperienza di inclusione, più figure di supporto, e un curricolo che valorizza le competenze pratiche. È un problema perché la scelta di default non è una scelta: è una rinuncia a scegliere.

Il professionale funziona quando lo studente ha un interesse reale per l’indirizzo — enogastronomia, servizi commerciali, manutenzione — e quando la scuola ha una tradizione di laboratorio forte. Non funziona quando lo studente ci finisce “perché è più facile”: nessuna scuola è facile se non c’è motivazione.

Il Centro di Formazione Professionale (CFP)

Una possibilità che molte famiglie non conoscono è il Centro di Formazione Professionale, gestito dalle Regioni. I CFP offrono percorsi triennali molto pratici, con una qualifica professionale alla fine. Per alcuni studenti con disabilità intellettiva, specialmente quelli con un PEI differenziato (percorso C), il CFP è il contesto più adatto: gruppi piccoli, attività laboratoriali predominanti, un legame diretto con il lavoro. Il limite è la distribuzione territoriale: in alcune regioni i CFP sono molti e ben organizzati, in altre sono pochi e difficili da raggiungere.

Il percorso nel PEI: la scelta dentro la scelta

Alla luce di quanto visto nella sezione 8.2, la scelta tra i tre percorsi della scuola secondaria di secondo grado è la decisione più rilevante per il futuro dello studente.

Percorso ordinario

Lo studente segue la programmazione della classe con gli stessi criteri di valutazione.

🎓 Diploma con pieno valore legale
Personalizzato con prove equipollenti

Lo studente segue la programmazione della classe con personalizzazioni e adattamenti, e sostiene prove equipollenti — diverse nella forma ma equivalenti nel contenuto e nei risultati.

È la scelta giusta quando lo studente ha le capacità cognitive per raggiungere obiettivi analoghi o sostanzialmente riconducibili a quelli della classe, magari con tempi più lunghi, strumenti compensativi e strategie diverse.

🎓 Diploma con pieno valore legale
Differenziato

Lo studente segue un programma personalizzato, con obiettivi nettamente ridotti rispetto alla classe, e sostiene verifiche non equipollenti.

È la scelta giusta quando gli obiettivi della programmazione della classe sono irraggiungibili anche con prove equipollenti, e forzare lo studente verso quei traguardi significherebbe condannarlo a un fallimento quotidiano.

📄 Attestato dei crediti formativi

Attenzione: se il percorso C viene selezionato anche per una sola disciplina, lo studente non conseguirà il diploma ma avrà un attestato dei crediti formativi.

La decisione tra i percorsi viene presa dal Consiglio di classe, con il consenso della famiglia. Ed è qui che l’orientamento dalla media alla superiore diventa cruciale: se la scelta della scuola è stata fatta senza considerare il tipo di percorso, il rischio è che lo studente arrivi in un contesto che non è in grado di gestire il suo programma — o che la famiglia scopra solo a settembre che il figlio seguirà un programma differenziato, con tutte le implicazioni che ne derivano sul titolo di studio.

Un punto spesso trascurato: il passaggio da un percorso all’altro è possibile anche durante il quinquennio. Non è una porta che si chiude per sempre. Ma cambiare in corsa è complesso, e la scelta iniziale pesa.

Per approfondire le implicazioni sull’esame di Stato, abbiamo scritto un articolo dedicato.

Le domande da fare durante l’open day

Ogni scuola superiore organizza giornate di orientamento per le famiglie. Per i genitori di un alunno con disabilità, queste giornate sono un’occasione preziosa — ma solo se si fanno le domande giuste. Non le domande generiche (“siete una scuola inclusiva?”, a cui tutti rispondono sì), ma quelle concrete, a cui le risposte rivelano la realtà.

Sull’organizzazione

  • Quanti alunni con disabilità frequentano attualmente la scuola? Quanti con PEI differenziato?
  • Quante ore di sostegno vengono mediamente assegnate? C’è continuità degli insegnanti di sostegno?
  • C’è un assistente all’autonomia e alla comunicazione? Quante ore?
  • I laboratori sono accessibili? Ci sono barriere architettoniche?

Sulla didattica

  • Come vengono adattati i materiali didattici? I docenti curricolari partecipano alla stesura del PEI?
  • Ci sono esperienze di co-teaching tra insegnante curricolare e insegnante di sostegno?
  • Come viene compilata la sezione 8.2 del PEI? Come viene gestita la valutazione per gli alunni con percorso B e percorso C?
  • Ci sono progetti di cooperative learning o di didattica laboratoriale?

Sul futuro

  • La scuola ha esperienze di Formazione Scuola-Lavoro (D.L. 127/2025, ex PCTO) per alunni con disabilità? Come vengono organizzati?
  • Ci sono percorsi di orientamento in uscita verso il lavoro o la formazione post-diploma?
  • La scuola collabora con servizi territoriali, cooperative sociali, centri diurni?

La qualità delle risposte conta più del contenuto: una scuola che risponde con dati, nomi, esperienze concrete è diversa da una che risponde con buone intenzioni generiche.

Il ruolo della famiglia: protagonista, non spettatrice

La normativa è chiara: la famiglia partecipa alla scelta della scuola e alla definizione del PEI. Il D.Lgs. 66/2017 lo prevede esplicitamente. Ma “partecipare” non significa firmare un modulo a gennaio. Significa essere coinvolta in un processo che inizia almeno un anno prima del passaggio, e che include visite alle scuole, colloqui con i referenti per l’inclusione, confronto con i servizi sanitari, e una riflessione onesta sulle aspettative.

Le aspettative sono il punto più delicato. Alcuni genitori scelgono il liceo perché non vogliono che il figlio sia “diverso”, anche quando il liceo non è il contesto migliore per lui. Altri scelgono il professionale per rassegnazione, senza esplorare alternative. Nessuna delle due posizioni serve lo studente. E in nessuno dei due casi la famiglia sta ragionando sul dato che conta: il tipo di percorso nel PEI determinerà il titolo di studio, non il tipo di scuola.

Il ruolo dell’insegnante di sostegno della scuola media, in questa fase, è cruciale. È la persona che conosce lo studente, che ha visto cosa funziona e cosa no, che sa quali strategie lo motivano e quali lo bloccano. Può aiutare la famiglia a tradurre l’amore per il figlio in una scelta consapevole, basata non su ciò che si desidera ma su ciò che serve.

Il rapporto tra scuola e famiglia è un equilibrio sempre fragile, e nel momento dell’orientamento diventa ancora più delicato. Vale la pena investirci tempo.

Gli errori più frequenti (e come evitarli)

Scegliere per esclusione

“Non può fare il liceo, non ce la farebbe al tecnico, quindi il professionale.” Questa logica produce studenti demotivati in scuole che li accettano per dovere, non per progetto. La scelta deve partire dalle competenze dello studente, non dai suoi limiti.

Confondere il tipo di scuola con il tipo di percorso

L’errore più diffuso: pensare che iscrivere il proprio figlio al liceo significhi automaticamente ottenere il diploma. Il diploma non dipende dalla scuola scelta, ma dal percorso nel PEI. Uno studente al professionale con percorso B (personalizzato con prove equipollenti) otterrà il diploma; uno studente al liceo con percorso C (differenziato) otterrà l’attestato. Capire la sezione 8.2 del PEI prima di scegliere la scuola è essenziale.

Non visitare la scuola

Molte famiglie scelgono sulla base del passaparola o della vicinanza. Un open day non basta: serve un colloquio dedicato con il referente per l’inclusione, una visita ai laboratori, una conversazione con i docenti di sostegno già in servizio.

Ignorare la continuità del PEI

Il PEI della scuola media deve essere trasmesso alla scuola superiore, con tutte le informazioni rilevanti: strategie che funzionano, obiettivi raggiunti, aree di difficoltà, strumenti compensativi in uso. Se il passaggio di informazioni non avviene — e succede più spesso di quanto si pensi — la nuova scuola ricomincia da zero. L’insegnante di sostegno della media può fare molto per garantire questa continuità, anche con un semplice documento di raccordo.

Sottovalutare la Formazione Scuola-Lavoro

La Formazione Scuola-Lavoro — denominazione introdotta dal D.L. 127/2025 in sostituzione dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) — è obbligatoria anche per gli alunni con disabilità. Nei modelli di PEI il punto 8.3 della scuola secondaria di secondo grado fa ancora riferimento ai “PCTO”, ma la terminologia ufficiale è ora Formazione Scuola-Lavoro. Per molti studenti con disabilità, è l’esperienza più formativa del percorso superiore: un contesto reale, un compito concreto, un feedback immediato. Ma un percorso mal progettato — uno stage in cui lo studente resta seduto a guardare, un’azienda non preparata, un tutor assente — è peggio di nessun percorso. Chiedere alla scuola come organizza i percorsi inclusivi di Formazione Scuola-Lavoro è una delle domande più importanti dell’open day.

Decidere senza lo studente

Marco, quello della scena iniziale, ha quattordici anni. Non è un bambino. Ha il diritto di partecipare alla scelta della sua scuola, di visitare gli istituti, di dire cosa gli piace e cosa no. L’autodeterminazione non si insegna decidendo al posto suo: si insegna coinvolgendolo nelle decisioni che lo riguardano, con il supporto necessario perché possa esprimere una preferenza informata.

Il passaggio: cosa succede tra giugno e settembre

La scelta della scuola è il primo passo. Il secondo, non meno importante, è il passaggio vero e proprio. Tra la fine della terza media e l’inizio della prima superiore ci sono tre mesi in cui possono succedere molte cose — o nessuna.

Un passaggio ben gestito include:

  • Un incontro tra i docenti delle due scuole, possibilmente prima dell’estate, in cui l’insegnante di sostegno della media racconta lo studente — non la diagnosi, ma lo studente: cosa sa fare, cosa lo motiva, come apprende, di cosa ha bisogno.
  • La trasmissione del fascicolo, con il PEI aggiornato, la diagnosi funzionale o il profilo di funzionamento, i materiali didattici usati, le osservazioni sistematiche.
  • Una visita dello studente alla nuova scuola, prima dell’inizio delle lezioni: conoscere gli spazi, incontrare almeno un docente, sapere dove sarà la sua aula, il suo laboratorio, il suo armadietto. Per un ragazzo con disabilità intellettiva, la familiarità riduce l’ansia più di qualsiasi rassicurazione verbale.
  • Un progetto di accoglienza nei primi giorni, che non isoli lo studente ma lo inserisca nel gruppo classe con gradualità e attenzione.

La Zona di Sviluppo Prossimale come bussola

Lev Vygotskij ci ha lasciato un concetto che dovrebbe guidare ogni scelta di orientamento: la Zona di Sviluppo Prossimale. Non è ciò che lo studente sa fare da solo, né ciò che non sa fare in nessun caso: è ciò che sa fare con l’aiuto giusto. La scuola giusta è quella che si colloca nella ZSP dello studente — non troppo facile (noia), non troppo difficile (frustrazione), ma abbastanza sfidante da produrre crescita, con il supporto adeguato.

Per Marco, la ZSP potrebbe essere un laboratorio di falegnameria in cui impara a costruire un oggetto seguendo un progetto scomposto in fasi, con un insegnante che lo guida passo dopo passo e poi si ritira quando lui sa procedere da solo. O potrebbe essere una lezione di italiano in cui il testo è semplificato — come nella versione a fumetti del Purgatorio — le immagini sostengono la comprensione, e lui partecipa alla discussione con la sua risposta, diversa da quella dei compagni ma non meno importante.

La scuola che sa stare nella ZSP è la scuola giusta. Non la più facile, non la più prestigiosa: quella che sa dove lo studente è e dove può arrivare.

Il progetto di vita: oltre la scuola

L’orientamento scolastico non è solo la scelta di un indirizzo di studi. È il primo capitolo di un progetto di vita. Per un ragazzo con disabilità, pensare alla scuola superiore significa pensare a cosa verrà dopo: un lavoro, una vita il più possibile autonoma, relazioni, partecipazione sociale. Il PEI della scuola superiore, specialmente nel triennio, dovrebbe già contenere obiettivi orientati alla vita adulta: le autonomie personali, la gestione del denaro, l’uso dei trasporti, le competenze sociali.

La scelta tra percorso B e percorso C non è solo una questione di titolo di studio: è una riflessione sul futuro. Un diploma apre le porte dell’università e dei concorsi; un attestato apre le porte del collocamento mirato e dei percorsi di formazione professionale. Nessuno dei due è “meglio” in assoluto: dipende dallo studente, dalle sue capacità e dal progetto di vita che si costruisce insieme.

Scegliere la scuola giusta significa scegliere il contesto che prepara alla vita, non solo all’esame.

Una scelta che non si fa da soli

La professoressa di lettere ha finito la sua presentazione. Marco guarda la tabella degli indirizzi con espressione perplessa. Ma la sua insegnante di sostegno, quella che durante l’intervallo studiava la stessa tabella, ha già un piano. Sa che prima di parlare di licei o professionali, deve parlare con la famiglia della sezione 8.2 del PEI, spiegare cosa cambia tra percorso B e percorso C, chiarire che “obiettivi minimi” non è una categoria che esiste nei documenti ufficiali. Domani chiamerà due istituti professionali della zona per fissare un colloquio con il referente per l’inclusione. La settimana prossima incontrerà i genitori di Marco per raccontare cosa ha visto e ascoltare cosa desiderano. A novembre porterà Marco a visitare le scuole, a toccare i banchi del laboratorio, a vedere dove potrebbe sedersi. E a gennaio, quando sarà il momento di compilare il modulo di iscrizione, la scelta non sarà un terno al lotto: sarà una decisione informata, condivisa, costruita con cura — e con la consapevolezza di cosa significherà per il suo titolo di studio.

La scelta della scuola superiore è un momento di fatica per tutti gli insegnanti che accompagnano alunni con disabilità. È una responsabilità grande, e spesso solitaria. Ma è anche uno di quei momenti in cui il lavoro quotidiano — l’osservazione, la relazione, la conoscenza profonda dello studente — si traduce in qualcosa di concreto: un futuro un po’ più giusto. E questo, per chi fa questo mestiere, vale la fatica.

FAQ

Domande frequenti

Che differenza c'è tra percorso B e percorso C nel PEI delle superiori?

Il percorso B (personalizzato con prove equipollenti) porta al diploma di maturità con pieno valore legale, perché gli obiettivi restano analoghi a quelli della classe. Il percorso C (differenziato con prove non equipollenti) porta invece a un attestato dei crediti formativi. Basta che il percorso C sia adottato anche per una sola disciplina perché lo studente non consegua il diploma.

Si può parlare di PEI per obiettivi minimi?

No: "obiettivi minimi" non è una categoria presente nella normativa. È una formula ambigua che va evitata. Il D.I. 182/2020 prevede tre percorsi nella scuola secondaria di secondo grado — ordinario, personalizzato con prove equipollenti e differenziato — ciascuno con implicazioni precise sul titolo di studio finale.

Come scegliere la scuola superiore per un alunno con disabilità?

La scelta deve partire dalle competenze e dagli interessi dello studente, non dalla diagnosi. È fondamentale visitare le scuole, fare domande concrete al referente per l'inclusione su organizzazione, didattica e percorsi di Formazione Scuola-Lavoro, e soprattutto capire quale tipo di percorso nel PEI (A, B o C) è realistico, perché è quello a determinare il titolo di studio.

Il diploma dipende dal tipo di scuola superiore scelta?

No. Il diploma non dipende dalla scuola (liceo, tecnico o professionale) ma dal tipo di percorso indicato nel PEI. Uno studente al professionale con percorso B ottiene il diploma; uno studente al liceo con percorso C ottiene solo l'attestato. Comprendere la sezione 8.2 del PEI prima dell'iscrizione è essenziale.

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