Agnès Picot — Redazione NextAbilityAggiornato:

Disabilità intellettiva alle superiori e dopo i 18 anni: cosa serve davvero

Disabilità intellettiva nella scuola secondaria: percorso differenziato, materiali adatti, PCTO inclusivo e progetto di vita. Cosa succede dopo i 18 anni.

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Illustrazione: Disabilità intellettiva alle superiori e dopo i 18 anni: cosa serve davvero

In sintesi

  • Il percorso differenziato nel PEI non e un parcheggio: costruito bene, lavora su autonomie, comunicazione e contenuti culturali accessibili.
  • Il principio dei materiali e “contenuto adulto, forma accessibile”: un ragazzo di 17 anni ha diritto a Dante, non a storie per bambini.
  • Le autonomie (denaro, trasporti, mobilita) sono contenuto curricolare irrinunciabile nella scuola superiore.
  • Il progetto di vita adulta comincia negli ultimi anni di scuola, non dopo: il PEI deve gia guardare oltre i 18 anni.

La disabilità intellettiva nella scuola secondaria richiede un percorso costruito su tre assi: materiali adatti all’età anagrafica (non infantilizzanti), obiettivi di autonomia e life skills integrati nella programmazione, e una progettazione del “dopo” che cominci ben prima dei 18 anni. Il percorso differenziato nel PEI è uno strumento, non un destino: costruito bene, apre la vita adulta; costruito male, la preclude.

Marco ha diciassette anni e frequenta il terzo anno di un istituto professionale. Ha una disabilità intellettiva di grado medio, un PEI con percorso differenziato e un insegnante di sostegno per tredici ore a settimana. Nel suo zaino ci sono due albi illustrati per bambini di sei anni e un quaderno di pregrafismo. Nel frattempo i suoi compagni leggono Dante, discutono di attualità, fanno lo stage in un’azienda. Marco è in classe, ma il suo materiale dice a tutti — a lui per primo — che non è della stessa età dei compagni.

La disabilità intellettiva è la tipologia più frequente tra gli alunni con disabilità nelle scuole italiane, e la scuola secondaria di secondo grado è il tratto in cui il sistema fa più fatica: meno ore di sostegno, contenuti più complessi, e una carenza strutturale di materiali pensati per un adolescente o un adulto con un funzionamento cognitivo semplice. Dopo i diciotto o diciannove anni, poi, la scuola finisce e con lei quasi tutto. Questo articolo racconta cosa cambia alle superiori, cosa dovrebbe contenere un percorso differenziato, quali materiali rispettano l’età, come si lavora sulle autonomie, cosa succede dopo i diciotto anni con il progetto di vita e il Dopo di noi, e cosa manca ancora.

Cosa cambia alle superiori

Tre cose, insieme. Le ore di sostegno diminuiscono: secondo l’ISTAT, dalle oltre diciassette della primaria si scende a circa tredici e mezzo nella secondaria. I contenuti delle discipline si allontanano dalla concretezza: dalla storia degli antichi Romani alla Rivoluzione industriale, dalle frazioni alle equazioni, dai racconti ai poemi. E il gruppo classe cambia: adolescenti con la propria vita sociale, in cui l’alunno con disabilità rischia di essere accudito o ignorato più che incluso.

A questo si aggiunge la decisione più importante del percorso, che il GLO prende con la famiglia nel piano educativo individualizzato: il percorso ordinario, quello personalizzato con prove equipollenti che porta al diploma, o quello differenziato con obiettivi propri, che porta a un attestato di credito formativo. Per molti alunni con disabilità intellettiva il percorso differenziato è la scelta giusta; ma va compresa, spiegata e scelta, non subita, e va decisa nel primo biennio, come spieghiamo nella guida all’esame di Stato con PEI e PDP.

Il percorso differenziato non è un parcheggio

L’errore più comune, e il più invisibile, è trasformare il percorso differenziato in un tempo di attesa: attività di “mantenimento”, schede ripetitive, esercizi che l’alunno sa già fare, per non farlo fallire. È il contrario di ciò che serve. La zona di sviluppo prossimale non si chiude a quindici anni: un ragazzo con disabilità intellettiva ha ancora molto da imparare, e lo impara se il compito è una sfida raggiungibile, non un esercizio di mantenimento.

Un percorso differenziato ben progettato lavora su tre assi. Le autonomie e le competenze per la vita, di cui parliamo sotto. La comunicazione e le relazioni, con gli strumenti adatti — la comunicazione aumentativa alternativa se ci sono bisogni comunicativi complessi — e con obiettivi sociali precisi. E i contenuti culturali della classe, resi accessibili: perché un adolescente ha diritto a sapere chi è Ulisse, cosa succede nella Divina Commedia, perché si parla di guerra al telegiornale, e ha diritto a parlarne con i compagni. Il PEI differenziato non riduce la cultura: ne cambia la forma.

Un esempio concreto di obiettivo, scritto come si dovrebbe: “Durante l’unità sull’Inferno affrontata dalla classe, ricostruisce la sequenza di quattro eventi del canto di Ulisse disponendo personaggi e ambienti su uno scenario, e la racconta con parole proprie a un compagno, con l’indicazione verbale dell’insegnante nella fase iniziale e in autonomia entro marzo.” C’è il contenuto della classe, c’è il supporto, c’è la sua riduzione, c’è un criterio di verifica. Ed è un obiettivo da adulti.

Materiali adatti all’età: il principio della dignità

Qui sta il nodo. I materiali accessibili disponibili sono, in larga maggioranza, materiali per l’infanzia: albi illustrati, storie di animali, esercizi con i colori. Per un bambino di sette anni sono giusti; per un ragazzo di diciassette sono una dichiarazione quotidiana di inadeguatezza. La forma semplice non deve mai coincidere con il contenuto infantile.

Il principio è uno solo: contenuto adulto, forma accessibile. Un classico della letteratura in versione semplificata, con frasi brevi, glossario, immagini e mappa, permette a Marco di leggere l’Inferno che leggono i compagni, con la sua strada dentro lo stesso libro; il Purgatorio, con il suo tema — cambiare è possibile, un passo alla volta — parla a un adolescente più di qualsiasi storia per bambini. Il Paradiso, con più pagine illustrate, completa il viaggio. E per la filosofia del triennio, la collana Ragioniamo con i Filosofi rende accessibili i Presocratici e Epicuro, Cartesio e Kant, Schopenhauer e Freud: contenuto da adulti, forma accessibile, per l’intero triennio. Un testo in simboli su un tema di attualità rispetta chi lo legge. Un’attività di ricostruzione narrativa con personaggi e ambienti, come descriviamo nella guida alla comprensione del testo, è un’attività da adulti se i personaggi sono Ugolino e Ruggieri e non tre porcellini.

InfernoPurgatorioFilosofi 1Filosofi 2Filosofi 3
Contenuto adulto, forma accessibile
Dante e i filosofi per il triennio: materiali che rispettano l'età e rendono accessibile il programma della classe.
Inferno · Purgatorio · Paradiso · Filosofi 1 · Filosofi 2 · Filosofi 3

È il criterio con cui NextAbility sceglie cosa pubblicare, e la ragione per cui le nostre prime collane sono la Divina Commedia e i Filosofi e non un albo: la carenza di materiali per la secondaria di secondo grado e per l’età adulta è la lacuna più grave del mercato, e la più ingiusta.

Autonomie: dalla classe alla città

Per un ragazzo con disabilità intellettiva le autonomie sono contenuto curricolare, non attività accessorie. Gestire il denaro con un budget reale; leggere l’orario e prendere un autobus; orientarsi nel quartiere; usare il telefono per comunicare e per chiedere aiuto; preparare un pasto; conoscere il proprio corpo e la propria salute; dire di no. Ciascuna si scompone in passaggi, si insegna con un supporto graduato, si pratica in contesti reali e si registra nel PEI come obiettivo osservabile.

I percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, l’ex alternanza scuola-lavoro, sono l’occasione più concreta: uno stage in un negozio, in una biblioteca, in un laboratorio, con obiettivi definiti nel PEI e un tutor che non sostituisce ma accompagna. Molti ragazzi con disabilità intellettiva scoprono nel lavoro competenze che la scuola non aveva mai visto, e molte famiglie scoprono un futuro possibile. Per gli alunni nello spettro autistico con disabilità intellettiva associata valgono le stesse indicazioni, con la struttura e l’anticipazione che descriviamo nella guida sull’autismo a scuola.

Dopo i diciotto anni: il precipizio

La scuola può accompagnare l’alunno con disabilità fino al termine del percorso, con la possibilità di permanenze concordate; ma prima o poi finisce, e la fine è brusca. Da un giorno all’altro non ci sono più la classe, i compagni, l’insegnante di sostegno, la routine. Per la persona con disabilità intellettiva e per la famiglia è il momento più difficile, e il più trascurato dalle politiche: le famiglie lo chiamano “il precipizio”.

Cosa c’è dall’altra parte. I centri diurni e i servizi socio-educativi dei comuni; i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, che in alcune realtà accolgono persone con disabilità; le cooperative sociali e l’inserimento lavorativo protetto; la legge 68/1999 sul collocamento mirato. E due strumenti normativi che vanno conosciuti prima che la scuola finisca.

Il primo è la legge 112/2016, il cosiddetto “Dopo di noi”: misure per le persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, dai percorsi di vita indipendente al cohousing, dal trust ai fondi dedicati. Il secondo, più recente e più ampio, è il D.Lgs. 62/2024, attuativo della riforma della disabilità: introduce il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, che parte dai desideri e dalle aspettative della persona e coordina, in un unico “budget di progetto”, le risorse sanitarie, sociali ed educative. La riforma è in sperimentazione dal 2025 in un numero crescente di province ed entra a regime nel 2027. Non è un adempimento: è un diritto esigibile, e la persona con disabilità concorre a definirne i contenuti.

Costruire il ponte da scuola: PEI e progetto di vita

Il progetto di vita comincia, di fatto, negli ultimi anni di scuola. Il PEI dell’ultimo triennio dovrebbe già guardare oltre: cosa sa fare il ragazzo, con quale supporto, in quali contesti; cosa vuole fare; quali servizi del territorio esistono; quale famiglia lo accompagna. Una documentazione scritta in questi termini — funzionamento, supporti, desideri — è esattamente il materiale che l’unità di valutazione multidimensionale userà per costruire il progetto di vita, e la scuola è l’unica istituzione che ha osservato la persona ogni giorno per anni.

In concreto: un incontro con i servizi sociali e sanitari del territorio prima dell’ultimo anno; il coinvolgimento dello studente nel GLO con domande sul futuro, non solo sul presente; un portfolio di competenze, con evidenze reali (una foto del pane fatto in laboratorio, la lista della spesa scritta da solo, la relazione del tutor dello stage); il collegamento con le associazioni delle famiglie. E la consapevolezza, da parte dell’insegnante, che ciò che il ragazzo impara a scuola gli servirà per una vita, non per un attestato.

Cosa manca (e cosa possiamo fare)

Mancano materiali per adulti con funzionamento cognitivo semplice: libri, giornali facili da leggere, strumenti per continuare a imparare dopo la scuola. Mancano luoghi in cui una persona di trent’anni con disabilità intellettiva possa leggere una storia, discuterne, raccontarla. Manca l’idea stessa che l’apprendimento continui.

È la ragione per cui NextAbility si rivolge a tutte le età, dagli zero ai novantanove anni, e considera l’età adulta un pubblico a cui sono dovuti contenuti adulti. L’inclusione scolastica di cui l’Italia va giustamente fiera finisce oggi con la scuola; il prossimo passo è che non finisca.

Marco, a giugno del quinto anno, riceve un attestato che descrive cosa sa fare: leggere un testo semplificato, gestire un budget di venti euro, prendere due autobus, lavorare tre ore in una libreria. Nel suo zaino c’è una Divina Commedia con la mappa a colori, e la sa raccontare. È un adulto. Ha bisogno che qualcuno continui a trattarlo come tale.


Contenuto adulto, forma accessibile: NextAbility pubblica classici semplificati e materiali in simboli pensati anche per la scuola secondaria e per l’età adulta. Scopri l’Inferno → · Scopri i Filosofi → · Richiedi il catalogo

FAQ

Domande frequenti

Cos'è il percorso differenziato nel PEI e a cosa porta?

Il percorso differenziato prevede obiettivi propri, diversi da quelli della classe, e porta a un attestato di credito formativo (non al diploma). Va scelto dal GLO con la famiglia nel primo biennio delle superiori. Se ben progettato, lavora su autonomie, comunicazione e contenuti culturali accessibili.

Quali materiali sono adatti a un adolescente con disabilità intellettiva?

Il principio è contenuto adulto, forma accessibile: testi semplificati con frasi brevi, glossario e immagini, ma su argomenti della classe (Dante, filosofia, attualità). I materiali per l'infanzia sono inadeguati per un ragazzo di 17 anni e danneggiano l'autostima.

Cosa succede dopo i 18 anni per una persona con disabilità intellettiva?

La fine della scuola è spesso brusca. Le risorse disponibili sono centri diurni, cooperative sociali, collocamento mirato (legge 68/1999), la legge Dopo di noi (112/2016) e il nuovo progetto di vita introdotto dal d.lgs. 62/2024, che coordina risorse sanitarie, sociali ed educative in un unico budget personalizzato.

Quando va iniziato il progetto di vita per alunni con disabilità?

Il progetto di vita comincia negli ultimi anni di scuola, non dopo. Il PEI dell'ultimo triennio deve già guardare oltre: autonomie acquisite, competenze lavorative (PCTO), desideri dello studente, rete territoriale. La scuola è l'unica istituzione che ha osservato la persona ogni giorno per anni.

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